mercoledì 14 agosto 2019

W il sorcino

Arrivati a Civitavecchia dopo un comodo viaggio sul freccia  - ho incredibilmente azzeccato il senso di marcia!! - abbiamo prontamente ritirato il nostro “scatolo” da viaggio: una grintosa C1 nera come la pece, ideale per gli spostamenti minimi che abbiamo intenzione di effettuare in questi giorni. Giunti a Tarquinia ci siamo recati al nostro B&B, struttura a cui Booking.com dava come voto un bel 9. Sarà che non abbiamo avvisato la signora dell’orario di arrivo, sarà che forse le 2 del pomeriggio non sono l’ora migliore per uscire di casa, o forse perché inavvertitamente abbiamo chiuso il portone in faccia al di lei marito che cercava di guadagnare il portone con l’aiuto di una stampella, ma abbiamo la camera più brutta del bed and breakfast. Per onestà aggiungo che il Poser ha anche tentato di riparare alla figuraccia offrendo al signore un appoggio  per salire le scale ma lui ha declinato dicendo che non era poi messo così male.
Quando si dice partire col piede sbagliato...
La camera è funzionale, ha solo un difetto, il bagno ha il bidet innestato nel water: un tripudio di ingegneria idro-meccanica che costringerà la sottoscritta e il Poser a trovare altre soluzioni: escluse le contorsioni sul lavandino, si opterà per la doccia.
Dopo aver letteralmente ammassato la roba nella stanza, ci siamo recati a Tarquinia Lido per smarcare la prima tappa del tour delle amiche. Eccola qua, Claudia, nel suo bellissimo bar Corsaro (i gelati sono spettacolari) che, negli ultimi anni è diventato un punto di ritrovo per vacanzieri e non. Insieme al marito Diego e allo staff, ha messo su una sfilza di eventi pazzeschi che includono anche musica dal vivo. Inutile dire che il Poser ha già preso accordi per una serata Ghost il prossimo anno, Miglio sei stato avvisato...
Puntatina in spiaggia flagellata dal vento, ma sempre come piace a me: sabbia, cammini cammini e tocchi, cammini cammini e continui a toccare, cammini cammini e c’è una secca, ti siedi, ti sdrai, cammini e torni indietro.
Seconda puntatina al Bar Corsaro e poi pronti ad affrontare il bagno col finto bidet per prepararci alla serata.
Cena spettacolare presso il Namo Ristobottega, una realtà giovane qui a Tarquinia dove abbiamo mangiato benissimo. Ringrazio Daniela per il bellissimo regalo.

Per chiudere in bellezza, il Poser ha scoperto la sua anima sorcina con una tribute band di Renato Zero. Le sa tutte...

Domani faremo un giro in paese e poi si torna al mare.

Il tour delle amiche



Al Poser che sogna 4 giornate tranquille al mare, svelerò un piccolo segreto: si sta imbarcando nel famoso “tour delle amiche”, quello che tutte le ragazze, giovani donne, donne e donne mature fanno sempre quando si fidanzano con una persona nuova. Siamo oneste, lo facevamo a 16 anni, lo abbiamo fatto a 30 e lo continuiamo a fare anche dopo i 40, nel caso ce ne fosse la necessità.
Perché? Perché le amiche ci vedono lungo. Citazioni memorabili come “ma cosa ci stai a fare con quello?” hanno accompagnato aperitivi da fighetti, cene in agriturismi o serate al mare. E, di fatto, un fondo di verità c’è sempre: se ti dicono così, è perché le amiche ci acchiappano, ad esempio la mia Amica - con la A maiuscola- Alessandra, lei è una che ci acchiappa eccome!
Ma nel caso del Poser, la prima selezione l’ha già passata da un pezzo, gli resta la seconda, quella delle mie amiche storiche di Tarquinia, che vedremo da stasera alla fine della settimana. Oltre al test, al Poser verranno mostrate le bellezze del luogo, il centro storico, le tombe etrusche e il parco naturale delle Saline.
Però non diciamogli niente, potrebbe copiare le risposte!

venerdì 26 luglio 2019

Chiusura con sfiga

Chi, quando viene in Trentino, non pensa alle Dolomiti, ai boschi folti e pieni di mistero o ancora ai gelidi laghi di montagna che rispecchiano cieli incantati e vette innevate? Da buoni merenderos li abbiamo sognati anche noi, tanto da pensare di chiudere la vacanza col botto facendo un’escursione al lago di Braies. Il Poser aveva già controllato il percorso: 50 minuti in macchina e poi un panorama da cartolina.

Sennonché, stamattina ore 5 in punto, la Bertux ha cominciato ad accusare i primi malori, finiti nella febbricola che determina in modo trionfale la fine della vacanza con 24 ore di anticipo, rigorosamente nella farmacia del paese.
Il Poser e la Piccolina si sono dedicati al parco giochi con tanto di percorso di Kneipp per poi lanciarsi alla ricerca dei funghi nel bosco. La ricerca ha portato un paciocchino, un magnum bianco e un caffè al bar del paese.
Pomeriggio in piscina per il Poser e la Piccolina mentre la sottoscritta e la Bertux cercavano di abbattere la febbre con Tachipirina e film smielati su canale 5.

Domani si torna a casa, speriamo con più carica. 

giovedì 25 luglio 2019

I leggings di Ötzi

Svegliati di buona lena e accumulato il solito ritardo abbiamo constatato che l’albero del Poser gli ha mandato indietro l’ansia che gli aveva lasciato sui rami e, tra un “ragazze andiamo?” “Siete pronte?” e un “ancora un attimo che mi pettino, trucco, cambio la maglia” ci siamo messi in marcia verso Bolzano, guidati dallo spirito sacro della cultura. Direzione Museo Archeologico dell’Alto Adige. Arrivati in città abbiamo constatato che il sacro fuoco della cultura aveva contagiato almeno altre 150 persone che, in fila ordinata per 4, formavano una bella colonna umana che girava attorno al palazzo, tempo di attesa stimato 2 ore abbondanti, esattamente quelle che hanno trasformato il sacro fuoco della cultura nel sacro fuoco dello shopping e, con i saldi ancora in pompa magna, abbiamo fatto una strage.
Pranzo nel panificio Franziskaner, 

splendida panetteria con mini bistro che, attenzione attenzione, fa il pane al farro!! E così, finalmente la sottoscritta ha potuto affondare i denti nel pane dopo ben 7, e dico 7 giorni di semini a colazione e patate per accompagnare i secondi. San Francesco über alles!
Lasciato il panificio del santo in favore di San Footlocker - alla Bertux si sono rotte le scarpe - abbiamo tentato la scalata al museo di Ötzi e questa volta era vuoto!!
Fatti i biglietti e mollato lo shopping negli stipetti ci siamo lanciati alla scoperta della mummia venuta dal ghiaccio.
La storia narra di una coppia di alpinisti, marito e moglie, decisamente meno merenderos di noi che, tra una passeggiata sui monti e l’altra hanno trovato la salma di un uomo nei ghiacci. Una volta allertati i soccorsi, è scattato il toto età: Messner ha subito pensato che l’uomo avesse 500 anni, Kammerlander per non essere da meno, ha controsparato un altro numero al rialzo, poi ci si è messo uno studioso dicendo che quel cadavere apparteneva ad un vecchio prof di musica scomparso sui monti e prima che arrivasse il solito “sicuramente è mio cugino” storici e antropologi hanno datato la povera mummia: 5000 anni.
Il percorso del museo racconta non solo del ritrovamento ma partendo da quello che hanno trovato addosso a Ôtzi e da quello che gli han trovato nello stomaco, sono riusciti a capire che aveva mangiato carne di cervo e cereali- in pratica aveva gli stessi gusti del Poser - e si vestiva con leggings e perizoma. Ecco, su questo punto il Poser non si ritrova nel suo amico di 5000 anni fa.
Nell’ultima sala, la riproduzione scala 1:1 del nostro beniamino che, guardandolo bene, ha la stessa espressione del Poser quando suona coi Ghost.

Cena in albergo con il Poser che, ispirato da Ötzi, si è sparato una bistecca di cervo. A distanza di un’ora e mezza, il cervo è ancora seduto sul suo stomaco e temo che il Poser stia pensando a come evitare perizoma e leggings. 
Chiusura trionfale con semifreddo di lamponi che abbiamo scambiato per un quarto di prosciutto radioattivo, 




la Bertux ha dato forfait e la sottoscritta ha dovuto fare il bis. Domani ultimo giorno a Terento, se il tempo regge andiamo in esplorazione dei laghi. 

mercoledì 24 luglio 2019

La Maestosa

Partenza sprintosa questa mattina per aggredire le cascate di Riva: la Piccolina ha capito che prima partiamo prima torniamo in albergo, cioè in piscina, il Poser invece vuole tornare entro le 17 perché a quell’ora smettono di servire la merenda che per lui si traduce in formaggi e mostarde. La Bertux e la sottoscritta non hanno grandi opinioni in merito, l’importante è tornare a casa.
Arrivo a Campo Tures dopo una mezz’ora di macchina, “sarebbe la metà”, precisa il Poser, “se non ci fosse il limite dei 60”, ma vuoi mettere goderti montagne, mucche e trattori a quella velocità?
Lasciata l’auto nel posteggio, siamo partiti alla volta della prima tappa dell’escursione, il castello di Taufers 

che, per i motivi sopra citati, abbiamo preferito vederlo da fuori. 
Dopodiché, la guida diceva di prendere un pezzo di sentiero, tagliare per i prati, risalire un po’ ma non troppo e poi scendere fino a trovare l’albergo Toblhof. Sali, scendi, fai una giravolta, falla un’altra volta e ci siamo ritrovati a fondovalle nel percorso salutistico con i bagni alle braccia - tecnica micidiale de LaMonica - percorso di Kneipp

ma dell’albergo e soprattutto delle cascate, manco l’ombra. Il Poser ha poi confessato che ha preferito seguire il sentiero “A2 - cascate di Riva” piuttosto che leggere le indicazioni della guida: il sentiero però portava allegramente nel posteggio per i pullman dei merenderos, quelli che avevano saltato albergo e castello, in vista del bar sotto i pini e della salamella sopra al tavolo, prima di salire per 30, ben 30 minuti lungo il sentiero di San Francesco, quello, per capirci, che porta alle cascate di Riva.
Stanchi ma ormai determinati a raggiungere la meta, siamo saliti alla prima cascata, 

dove la Piccolina ha dato forfait, forse sperando di unirsi agli altri merenderos. Con il Poser e la Piccolina in pausa sotto ai pini, la Bertux e la sottoscritta hanno proseguito verso la cascata numero 2, 

e poi, per soli 10 minuti aggiuntivi e qualche metro di dislivello, siamo arrivate alla terza, che la guida descrive come “maestosa”. 

A questo giro non potevamo che non essere d’accordo, la terza cascata lasciava senza fiato. E visto che c’erano spruzzi d’acqua come in una doccia, con la Bertux non abbiamo perso l’occasione di fotografarci in posa plastica. 

E proprio sotto la maestosa a conferma della strada cannata, abbiamo trovato l’indicazione che segnava l’hotel Toblhof a soli 10 minuti di cammino, ovviamente nella direzione opposta.

Facciamo così, la prossima volta la guida la teniamo noi.
Ritorno al parcheggio con rischio di allungare la tratta di 12km sulla statale, e assalto alla macchina che segnava 38 gradi. In pratica come stare a Casale Monferrato in pausa pranzo, con la differenza che qui, i parrucchieri si sono fermati al ‘75, basetta più, basetta meno.

Rientro trionfale in hotel col Poser immerso nei formaggi e mostarda per poi tornare alla skypool, tappa ormai consolidata nella routine quotidiana.
Cena in albergo con le ragazze e il Poser entusiasti per il buffet di dolci: peccato che i nostri vicini di tavolo festeggiassero gli anni e, in un impeto di generosità, ci abbiano ricoperto di fette di torta alla panna e frutti di bosco. Il Poser, per non essere scortese, si è finito le torte di tutti, tanto domani, alla merenda che termina alle 17 i dolci del buffet ci sono di sicuro. Per consolarsi ha chiesto una foto artistica con sfondo speck. Accontentato!



Programma per domani ancora incerto per via del meteo: se bello, escursione, se brutto, gita a Bressanone.

martedì 23 luglio 2019

Il trionfo della supercazzola

Mattinata oziosa in attesa di andare a camminare nei boschi con tanto di giretto in paese che ospita un mini market, una banca e una parrucchiera. Da qui si capisce come gira la vita a Terento: panza piena e piega fatta!
Pomeriggio all’insegna del Dottor Bosco, escursione freakettona guidata da una signora durigna e simpatica che si è presentata come LaMonica. Nostri compagni di avventura 3 coppie, due mariti con moglie e una mamma con figlia. Un trio, mamma, nonna e nipotina ha dato forfait prima dell’ingresso nel bosco. Diciamocelo LaMonica è per molti ma non per tutti.

Dopo aver salutato i rinunciatari che, secondo il Poser, sono andati ad affondare i denti nella grigliata mista del ristorante del paese, LaMonica ci ha  condotti alla scoperta del bosco, raccontando che in Giappone combattono la sindrome da burn out con una bella passeggiata tra pini e abeti. Poi, con gli occhi spiritati ha tirato fuori un piccolo tupperware in cui faceva bella mostra di sè un gruppetto di ortiche fritte. “Un regalo della natura” tutti increduli abbiamo odorato ma LaMonica ci ha invitato ad assaggiare le chips della natura. Il Poser, per non essere scortese, ha mangiato anche quella della Piccolina e poi ha chiesto la ricetta obbligando LaMonica a tradurla in tedesco. Si vede subito chi è il cuoco di casa...
Dopo la prova dell’ortica LaMonica ci ha incoraggiato a lasciare appesi al nostro albero i problemi e le preoccupazioni. Ho pensato che il povero albero non ci aveva fatto nulla. Siamo poi entrati nel vivo dell’azione  con LaMonica che ci ha chiesto di dividerci a coppie, uno scalzo e con gli occhi chiusi era guidato dall’altro che, scarpe ai piedi e occhi attenti, doveva supportare il partner nel sentire la natura sotto ai piedi entrando in comunione con il bosco e riscoprendo la magia e la curiosità dei bambini.
Noi chiudevamo la fila con la Piccolina che dopo 3 minuti diceva che le facevano male i piedi e il Poser che mi diceva pigna pigna rametto radice destra sinistra occhio trasformando l’esperienza in giochi senza frontiere. Cambio di coppie, io con la Bertux e il Poser con la Piccolina che, per movimentare la passeggiata, spingeva il Poser in mezzo a formicai e ortiche. Più natura di così!
Finale col botto con LaMonica che ci chiede di realizzare dei mandala. E qui è partita la competizione alla faccia dell’armonia: la sottoscritta, avendo l’artista in casa, pensava di avere la vittoria in pugno, ma mi sbagliavo di grosso. A corto di idee e con la testa alla piscina, la Bertux ha realizzato insieme al Poser una composizione scomposta e tristanzuola 


a cui il Poser ha cercato di dare una spiegazione pseudo filosofica sul posto dell’uomo nel mondo. Nonostante fosse palesemente una supercazzola LaMonica ha apprezzato moltissimo il nostro lavoro, e ha invitato tutti a fotografarlo. Il secondo mandala sembrava un centro tavola natalizio, 


il terzo, con forte accezione aziendalista, il logo della Deutsche Bank 

e l’ultimo l’esempio di minima spesa massima resa, in quanto si sono limitati a riempire di foglie e rami un tronco cavo. 


Ovviamente, per non essere da meno, hanno tutti improvvisato la supercazzola sulla scia del Poser, attribuendo significati di vita, morte, miracoli e amore al logo di una banca. Finale col botto con LaMonica che distribuisce infuso di ago di abete rosso, se non becchiamo lo squarauz oggi non lo becchiamo mai più.
Puntata canonica in piscina, cena in hotel serviti da una cameriera che parla pochissimo chiamata simpaticamente La Muta e chiusura al parco giochi.

Domani andiamo a Tures a vedere le cascate di Riva. Il Poser sta valutando se iniziare già la raccolta delle ortiche per far concorrenza a LaMonica.

lunedì 22 luglio 2019

Su per i monti col Zampetti

Questa mattina puntuali alle ore 9, siamo partiti dall’hotel per un’escursione al rifugio Hof-Alm, 500 metri di dislivello per 4-5 ore di cammino: “e che sarà mai” abbiamo pensato sabato quando ci siamo iscritti! Eccoci qua! Camera 304, i primi della lista, che si trova rigorosamente al bancone della reception. La vedi subito perché è quella che si trova sulla sinistra in rigoroso ordine cronologico (l’evento successivo è la degustazione di birra che ha avuto da subito molti più consensi). Ieri sera abbiamo notato che si erano aggiunti altri 4 temerari, 2 però si sono ritirati ieri a notte fonda perché alle 22 i nomi c’erano ancora e stamattina erano stati depennati. Probabilmente hanno pensato fosse meglio prepararsi spiritualmente per la degustazione piuttosto che saltellare per malghe con perfetti sconosciuti.
Comunque ore 9 in punto, oltre al pulmino dell’hotel, c’era la nostra guida Hans che ci aspettava. Nell’immaginario collettivo Hans è alto, biondo, muscoloso, di circa 30 anni e sicuramente si veste di rosso, come le guide che siamo abituati a vedere in Val d’Aosta.  Ed eccolo lì, il sosia di Giovanni di Aldo Giovanni e Giacomo, 72 anni portati splendidamente nell’impeccabile camicia a quadretti bianchi e verdi, con tanto di cappellino con visiera stile bocciofila abbinato tono su tono. Sicuramente lo veste la moglie, certi dettagli non fanno parte della sfera maschile. Nostri compagni di viaggio, coppia di mezza età di Abbiategrasso, lui identico al fu Alberto Castagna con accento alla Zampetti, lei insegnante di matematica da poco in pensione che tempesta da subito il povero Hans di mille domande. Dopo circa 10 minuti di strada e 150 domande, siamo arrivati all’attacco del sentiero. E visto che il povero Hans non parlava più, ci siamo messe noi a chiedere i nomi in tedesco del bosco. Io mi ricordo Wald (bosco) anche perché ad un certo punto pini, pini rossi, abeti e pigne avevano tutti lo stesso nome. Abbiamo anche imparato che pietra si dice Stein e abbiamo subito detto “facile, come in inglese stone” e Hans ci ha subito fregato con Schmetterling, farfalla, che con l’inglese butterfly non ci azzecca proprio nulla.

Quando poi il sentiero ha cominciato a farsi più difficile, venivano in mente altri nomi, in altre lingue, qui non replicabili.
Prima tappa al sasso del diavolo, che abbiamo guadagnato con estrema agilità per poi proseguire il cammino.

Il sasso del diavolo si chiama così perché- se ho capito bene- il diavolo l’ha messo lì con l’intento di farlo rotolare giù e demolire la chiesa a fondo valle. Ovviamente la chiesa è intonsa e il sasso, che è enorme, non si è mai spostato di un millimetro.
Hans ci ha portato in costa, in un sentiero panoramico stupendo. Ci ha detto anche tutti i nomi dei monti ma io ricordo solo la Marmolada perché il Zampetti continuava a dire che si vedeva anche da lì, gli altri per me erano tutti identici alla Grivola, per cui li andrò a cercare su internet per fare la figa coi colleghi quando torno in ufficio.
Finito il giro, Hans ci ha portato in una malga - che poi sono quelli che noi chiamiamo rifugi - e ci ha offerto da bere, forse perché finalmente noi avevamo smesso di fare domande e la Zampetti di cantare per distrarre la Piccolina dalla durata della discesa. Ora le chiedo quando prende all’ora, in caso di emergenza le pago anche il viaggio da Abbiategrasso.
Pranzo in hotel e relax in camera con la Bertux impegnata ad andare avanti con i compiti e la Piccolina a ripassare le tabelline, poi tutti in piscina.
A bordo piscina abbiamo visto la Zampetti che, faccia sul libro, ha fatto palesemente finta di non riconoscerci. Secondo me ci ha scoperti che la chiamiamo Zampetti...
Serata jolly per il Poser che si è lanciato nella degustazione di birre, peccato che il sommelier parlasse 15 minuti a birra in tedesco e 3 in italiano, mentre il sommelier parlava, il Poser beveva: risultato? Poser allegro allegro, è tornato in camera cantando l’Aida.

Domani andiamo a fare un’escursione nei dintorni. Il programma recita “passeggiata a piedi nudi nel bosco”, il dettaglio dei piedi nudi ci era sfuggito. Saremo la compagnia ideale per quelli che nel bosco cercano la pace.