mercoledì 29 luglio 2026

L’altra Napoli

 Andamento semi lento per il Poser che ha deciso di non bucare l’appuntamento da Caffettiamo per portare a casa trionfante tris di cornetti e un muffin senza glutine, nonostante abbia scoperto che lì “è tutto vegano!” “Non se ne era accorto Signò?”

Ripetuta la colazione di “oggi la dieta la inizio domani” ci siamo lanciati in un altro mercato, che le ragazze avevano visto sui social vicino a piazza Garibaldi. 



Ovviamente abbiamo sbagliato itinerario anche oggi e prima di arrivare alla fatidica meta siamo finiti nei Quartieri Spagnoli, dove pare sia in corso la beatificazione di Diego Armando Maradona 



accompagnata dalla classifica allegria caotica che contraddistingue il luogo.

Lasciati i Quartieri Spagnoli 



ci siamo diretti verso la metro Toledo, quella che tutti gli americani mettono su Instagram e dicono ai loro amici di essere in Spagna.




Da lì abbiamo raggiunto il piazzale desolato di Piazza Garibaldi, con sole cocente sulla testa e piedi che si fondono con l’asfalto. Ma poi, le ragazze cercano meglio sui social e il Poser al comando dice per di là, catapultandoci in una realtà parallela. Le ragazze iniziano subito contrattazioni su borse, scarpe e cinture, con la Piccolina che frantuma un ambulante dicendo che quello che lui propone di fatto lo hanno tutte, mentre la Cuginetta contratta borsa e scarpe facendo colpo sul nipote dell’ambulante. 

Lasciata l’altra dimensione, 



chiudiamo la mattinata in bellezza con pranzo da Nanninella perché pare che li cantino mentre si mangia, per la gioia dei Poser che adora questo tipo di intrattenimento. 




Scampata la serenata e dopo aver mangiato, abbiamo tentato un pezzo di SpaccaNapoli ma laddove non poté lo shopping, poté il caldo che ci ha costretto ad un rientro a casa, con docce e aria condizionata. 

Uscita funzionale nel pomeriggio con la sottoscritta e il Poser al super e in farmacia mentre le ragazze sfoggiavano tutto il “comprato” tentando un aperitivo nel baretto locale e finendo col parlare con signori anziani o bimbetti coi nonni.

Cena salutista per bilanciare le giornate passate e serata passata a pianificare la giornata di domani: Cristo Velato e Napoli sotterranea, dopo 2 giorni di mercatini, dobbiamo recuperare con un po’ di cultura (senza possibilmente sbagliare strada).


martedì 28 luglio 2026

La sventagliata di stile

Sveglia all’alba per il Poser che smaniava di essere il primo a varcare la soglia dell’MD del quartiere e comprare il the aromatizzato al limone (che Dio ci scampi) biscotti senza glutine, limoni lucidi lucidi con buccia edibile opinabile e tisana allo zenzero, perfetta per il clima natalizio, latte e yogurt vari. Ma proprio sulla strada del ritorno, ha abbandonato la via semi salutista per far man bassa di cornetti e brownie, questi ultimi rigorosamente gluten free, al bar Caffettiamo un bugigattolo pieno di giovani e diversamente giovani che campeggiano lì davanti armati di cornetto e caffè. Colazione ipercalorica e subito si parte per affrontare quella che si è rivelata essere una vera e propria gara di orienteering per raggiungere il mercato del Vomero.


Usciti dal portone chiediamo alla signora col cane (ce n’è sempre una nel palazzo - a via burlando ad esempio ci sto io) dove andare per il centro e lei dice per il centro di giù o volete andare su? Io capisco su=vomero ma il Poser lanciato stile Giovani Marmotte va dritto al giù, direzione stazione linea 2 Cumana e partiamo con i “ma sicuro di qui?” Ma sì l’ha detto quella del cane. 

Prima tappa mergellina 




e poi da lì metro fino a chiaia 



e poi funicolare fino al Vomero 



e poi a piedi fino al palazzo della posta dove troviamo la povera Manuela decotta dal caldo. Quando Manuela diceva mercato, intendeva mercato serio, quello che si estende a perdita d’occhio e quando pensi che sia finito lei ti dice: “E ora rifai la strada parallela, con le bancarelle, e poi tutte le traverse”. Io per un momento ho sperato che scherzasse poi ho capito che era serissima. Le ragazze si sono lanciate alla ricerca di magliette di marca, gel per capelli, regalini da fidanzato, mentre la sottoscritta strappava un top di lino a 2€ (nuovo, lo giuro), una collana dai mille cerchi e un ventaglio sobriamente maculato a 0,70€. Gran finale col botto con il Poser che porta a casa una semi lacoste verde speranza e il venditore Ciro che tra una stretta di mano e un barbatrucco ci rifila ben 3 paia di occhiali fake, con la sottoscritta che porta a casa una specie di tv al plasma marchiato Valentino.

Tappa in negozio gluten free per la Piccolina che totalizza una pizza, un cannolo e una sfogliatella e relax su panchina in Via Giordano (stupenda zona pedonale) con beverone detox per il resto del gruppo, “eh fa troppo caldo per mangiare”, 


solo fino a che non abbiamo assaggiato la sfogliatellaw, momento che ha segnato il ritorno del Poser in pasticceria.



Ricalcolo del viaggio di ritorno verso casa, giusto in tempo per scoprire che “su” era la stazione Bagnoli, letteralmente a 3 minuti a piedi da casa nostra e ovviamente chiusa per lavori fino forse a settembre. Ma, non appena scesi con la linea 2 a Campi Flegrei il Poser scambia le navette sostitutive con i minivan di un viaggio organizzato che, guarda caso, si trovava tutto sulla linea 2 del treno


Tra un “ma va a Bagnoli?” e un dai dai saliamo anche noi, siamo finalmente tornati a casa, disfatti dal caldo ma pronti per ricaricare le pile. 

A pile ricaricate, docce fatte e outfit vari inaugurati per la serata, abbiamo atteso i cugini che ci hanno recuperato alle 19 per portarci fuori a cena. In ricordo dei vecchi tempi di quando il nonno Lindo ci portava in 8 sulla A112, ci siamo stretti in 6 sul jeeppone di Pino, nella consapevolezza che a volte si può fare anche quello che non si potrebbe fare ma va bene così. Dopo aver attraversato superstrade, ammirato panorami e invidiato non poco quelli che alle 19:30 erano ancora in spiaggia, siamo approdati sulle alture di Bacoli davanti a una vista mozzafiato 



seguita da pizza altrettanto mozzafiato. Il cugino Pino e il Poser hanno fatto i discorsi dei maschi e la sottoscritta con Manuela abbiamo fatto i discorsi delle femmine mentre le ragazze fotografavano le pizze. Ad ognuno il suo.

Tornati a casa, le ragazze si sono lanciate su temptation island mentre la sottoscritta si sciroppa la tisana natalizia con un occhio al programma di domani e uno alla bilancia nel bagno, tanto per ricordarsi che a Napoli fare la dieta è una missione quasi impossibile.





lunedì 27 luglio 2026

Di quasi bianco sposo

 A 53 anni ci sono cose che non si dicono e cose che non si fanno perché la società ci impone un comportamento maturo, responsabile e rispettoso. A volte però ci si abbandona ad atteggiamenti bambineschi, quello che, al tempo, suscitavano subito la classica  occhiataccia della mamma seguita dall’ancora più classico “non si fa”. Primo fra tutti, la famosa sfiga della suora. E così, armati di santa pazienza e avendo preferito il treno alla macchina volante, stamattina ci siamo imbarcati su quello che sarebbe stato un classico dell’estate: il viaggio della morte - Genova Napoli . Formazione 4x4 con la Cuginetta in sostituzione della Bertux, abbiamo affrontato il secondo capitolo dell’Odissea, tanto che sto già sentendo Nolan per filmare il sequel. Dovevamo capire subito che qualcosa non sarebbe andato come doveva perché, all’arrivo sul binario già c’erano  due grandi indizi, una bombola di ossigeno impacchettata e una suora (bianca) che parlava con un gruppo di persone in piedi, accanto alla bombola . E sempre per la veneranda età, il codice di condotta impone di non dire “sfiga della suora”dando un buffetto al poser che, di riflesso, non dovrebbe eseguire il famosissimo rito scaramantico. Purtroppo però, la sfiga qui ci ha visto lungo e abbiamo da subito iniziato a collezionare ritardi. Visto che facevamo un cambio treno a Roma, il monitoraggio di viaggio riguardava due treni e passava da noi (GE-RM) a loro (TO- NA), gioendo quando noi recuperavamo e esultando di brutto nel vedere che il treno verso Napoli, accumulava ritardo a manciate. Laddove però non ha potuto la suora, è arrivato il karma. Arrivati a 3 minuti da Roma Termini è scattata la formazione “guadagna la porta per scendere” strategia volta a battere sul tempo i turisti stranieri smaniosi di fotografare il Colosseo. Ed è lì che la suora ha ceduto il testimone al Karma: treno fermo nel mezzo del nulla, crollo del generatore, zero aria condizionata. L’apocalisse. E noi, in piedi davanti ai WC, scavallando valigie degne di Georgina, per farci fresco abbiamo ripiegato sul giornalino del freccia, su cui troneggiava un Sal Da Vinci vestito in quasi bianco sposo. 





Arrivati a Termini non siamo riusciti a farci dire dal personale il numero del binario da cui sarebbe partito il Roma Napoli: l’unica cosa che abbiamo carpito è stato, “andate avanti e guardate i tabelloni”. Credo di aver trovato il lavoro della mia vita. 

Dopo aver visto il numero del binario magicamente materializzarsi sul tabellone, ci siamo lanciati in una corsa ad ostacoli saltando nell’ordine: signora con doppia stampella, gruppo di vacanzieri che bivaccavano sulla scala mobile, impiegata fighetta con sandalo col fiocco e manager scoppiato che fingeva telefonata con mega capo. Conquistato l’accesso ai binari notiamo che ogni binario ha ovviamente il suo numero ma per entrare devi passare il gate che… ha una lettera! Per cui gate H corrisponde al binario 12, I al 13 e così via. È evidente che, chi ha avuto l’incarico della logistica, volesse lavorare nel marittimo e invece l’hanno sbattuto sulle rotaie, per cui alla prima occasione ha messo su un sistema degno di una battaglia navale. Passati i tornelli marini e fatti i dovuti scongiuri a chi ci ha urlato “tanto lo perdete” siamo riusciti a salire sul treno per Napoli che, a questo punto, aveva ben 34 minuti di ritardo. 

Seduti e sfranti dal caldo, le ragazze hanno iniziato la collezione di selfie, seguite dal Poser che ha imparato a farsi la foto con la bocca a culo di gallina.


Arrivati a destinazione siamo stati salvati dal cugino Pino, 


che ci ha atteso in stazione e accompagnato nel mezzo del nulla, dove il Poser ha prenotato casa. 

Nonostante l’aspetto vintage che la Piccolina chiama amorevolmente barocco, 



la casa è estremamente funzionale, ha tutto (serve solo un po’ di regia cit.) ma soprattutto è a un tiro di schioppo da un’hamburgeria Poser style, con 18 birre diverse, burger e patatine con il bacon. Dopo aver mangiato ed esserci fatti fregare il posto in coda da un gruppo agguerrito di milfone in libera uscita, abbiamo fatto ritorno al barocco, con le ragazze lanciate su temptation island. Domani andiamo per mercatini- primo punto della Wish list della Piccolina e faremo tappa al Vomero, dove stanno i cugini. La povera cugina Manuela ha già vinto il compito di fare la fashion stylist: d’altronde lei ha avuto due maschi, perché non provare l’ebbrezza di essere mamma dí femmina per un giorno?

Stay tuned.


domenica 31 maggio 2026

Rockin’ 1000




Piccola estemporanea in vista del viaggio estivo, con la sottoscritta e il Poser in missione a Torino.

Lo scopo è di assistere al famoso concerto dei Rockin’ 1000, regalo di Natale della sottoscritta al Poser ma che in realtà era un regalo a me, visto che li volevo vedere da 10 anni. Per lui se uno non canta Nadine o il classico giro di blues, non si può fregiare del titolo di musicista.

Ma visto che poi dove c’era musica c’è speranza, ha accettato di buon grado di salire sul treno di Fabio Zaffagnini.

Il Zaffa, personaggio poliedrico e di aspetto piacente, ha messo su un baraccone assurdo 10 anni fa, chiamando un ristretto gruppo di amici a suonare learn to fly dei Foo Fighters con la speranza che gli dei del rock scendessero dall’Olimpo stelle e strisce per recarsi a suonare a Cesena. In poche parole è come chiedere a Frank Sinatra di suonare alla festa di sant’alberto di Manesseno. Il Zaffa ha fatto una conta veloce degli amici intimi e quando è arrivato a 1000 ha detto “basta così sennò sul pulmino non ci stiamo”. Con l’aiuto dei social e del culo, che a volte aiuta gli audaci, il Zaffa è riuscito a fare breccia nel cuore di David Grohl che, non solo ha scoperto dov’è Cesena, ma ha fatto un pellegrinaggio ad hoc in cambio di piade e gnocco fritto.

10 anni dopo, i Mille arrivano a Torino, ed eccoci qui, a organizzare il viaggio per lo stadio Juventus. Google maps alla mano, Booking con sconto Genius al 10%, scegliamo un hotel logisticamente comodo e che passa il toilette check, metodo della sottoscritta per distinguere hotel belli e medio belli da stamberghe e bettole.

E finalmente ieri, siamo entrati in azione. Dopo un viaggio liscio sulla A26 arriviamo in quello che i romantici definirebbero l’oasi dell’amore, ma la sottoscritta, cinica come l’estetista, lo ribattezza ‘ciulodromo’. Sbarre discrete all’ingresso, oscurano la targa degli ospiti, che accedono con l’auto direttamente alla stanza assegnata. Sulla porta, lo slogan “qui tutto è fiaba”, accoglie gli avventori, che la fiaba la intendono un po’ a modo loro. 





Arrivati in camera, capiamo che il nostro account Genius ci ha regalato una fiaba a metà, visto che la stanza è un tripudio di natiche disegnate sul muro e specchi maxi, perfino in doccia.





 Accanto al letto una chaise long, nel caso qualcuno decidesse di giocare a psicologo- paziente, rigorosamente senza vestiti.

Sulla scrivania un pieghevole che illustra le altre opzioni, nel caso si decidesse di tornare ed investire nella stanza a tema drive-in, o into the wild, terme pompeiane (da notare il “sottile” gioco di parole) o stanza Zen. Sulla copertina la genialata di qualche markettaro con grande senso dell’ironia: “Il motel dove fai bella figura” , omettendo che la performance pesa per il 95% della figura, mentre il restante 5 lo fa lo champagnino a 5€ già posizionato nel frigo bar.






Lasciata l’oasi dell’amore, oasi vera e propria perché è letteralmente nel mezzo delle campagne di Collegno, ci dirigiamo verso lo stadio Juventus.

Prima tappa obbligata, dopo aver posteggiato la macchina, è il porchettaro, figura iconica di tutti i concerti che si rispettino e anche di quelli che non. 




Scegliamo ovviamente il top: tavolacci in legno, hot dog che hanno visto tempi migliori - confidando nella piastra ammazza germi - e porchettaro “DJ butta dentro” che, con microfono molesto e fischiettante, urla agli avventori di accomodarsi alla cassa da Mariuccia. Mariuccia, donna spiccia e dalla capacità di calcolo discutibile (43 euro per 2 panini, 1 patatina, 1 birra e 1 coca) fa lo slalom tra bambini urlanti, ragazzotti tatuati e le cantate del titolare sulle note di Vasco, determinato a creare una performance nella performance. Il nostro pensiero va alla povera Mariuccia, che guarda cosa le tocca fare per portare a casa la pagnotta.

Finito il lauto pasto, ci siamo diretti verso lo stadio. Piccola nota a Ticketone: insieme al posto, sarebbe necessario scrivere anche l’ingresso di riferimento allo stadio, perché uno va al primo ingresso che trova e finisce per circumnavigare l’intera Collegno. Arrivati finalmente all’ingresso giusto, passiamo tutti i controlli- per fortuna che non c’è ancora nessuno- per poi essere rispediti al Via a causa della mia borraccia motivazionale, che il Poser mostra con orgoglio al tipo dei controlli. “Eh no, la borraccia la deve lasciare qui”. La sottoscritta prova a giocare la carta compassionevole del rimedio omeopatico sciolto nell’acqua, ma non riesce nell’intento, la borraccia torna in macchina o finisce nella rumenta. E così si torna alla macchina, tra i mugugni del poser e i canti sempre più molesti del porchettaro verace.

Rientrati allo stadio, troviamo una bolgia umana a passare i controlli, tra altri mugugni del Poser e canti ormai dispersi nel vento del porchettaro DJ.

Arrivati ai nostri posti, il colpo d’occhio è impressionante: migliaia di strumenti sul prato, palco centrale e intrattenimento pre-show con tanto di kiss-cam (Coldplay fan siete avvisati), DJ “, e vocal coach dallo stile manga che al terzo vocalizzo perde l’attenzione di tutto lo stadio.





Finalmente entrano i Mille: lo stadio fa la ola, i musicisti prendono posto, salutano la folla gasatissimi, trovando al primo colpo il proprio strumento - ma come avranno fatto??

Da lì si alternano brani classici del rock che il Poser conosce e a volte io no, brani pop che io conosco e il Poser finge di sapere, Elio che canta Shpalman facendomi fare un tuffo nel passato, e chiusura in gran spolvero con Learn to fly, tornando a dove tutto è cominciato.

Il Zaffa si lancia in un discorso melenso e a tratti patetico sull’inseguire i propri sogni, con tanto di alzata corale del dito medio a chi te lo impedisce. E mentre compilo la mia lista mentale con qualche new entry, chiudiamo in bellezza un’esperienza unica.

Adesso, senza che lui lo sappia, iscriverò il Poser alle selezioni. Oltre alla speranza di sentirlo suonare a casa qualche brano che non abbia più di 80 anni, i miei obiettivi sono sostanzialmente 2: uno entrare gratis al prossimo concerto,  due girare con la maglietta “mio marito è uno dei 1000”.

Alla prossima.

venerdì 1 agosto 2025

La conquista del panozzo

Questa mattina, motivazione a mille, sono andata a fare la mia prima - e al momento ultima- lezione di pilates a Parigi. Lo studio - guai a chiamarlo palestra!! - si trova al 175 di Rue du Temple, esattamente 6 minuti a piedi da casa nostra. Come da istruzioni della scuola, sono arrivata 15 minuti prima e spolverando il mio francese nuovo di pacca, mi sono annunciata: mi chiamo Chiara ho appuntamento alle 9:30 per una lezione di pilates - ma certo, l’insegnante, Silvia, è in arrivo. Perfetto, ho capito. E poi: è la prima volta che vieni qui? Ehm no, questo non l’ho afferrato proprio alla prima. E quindi: is this your first time here? Ecco si. Prima volta. Terminata la conversazione arriva Silvia, reduce da un incontro ravvicinato con l’asfalto parigino mentre pedalava in bicicletta. Spero non pensi che io porti sfiga e mi massacri durante la lezione. Iniziamo in francese ma poi mi chiede perché ho un nome italiano e quando le dico che sono italiana viene fuori che lei è di Gressoney - ammetto di averla scambiata per una torinese - e tra un gambe a tavolino, un gatto arrabbiato e un leg circle, ce la siamo raccontata un po’.

Terminata la lezione, sono rientrata a casa ma visto il tempo incerto, abbiamo optato per un cambio di programma e siamo andati a zonzo per il Marais.





 E facendo lo slalom tra un ramen e un pokè, il Poser ha finalmente conquistato il famoso panozzo che tanto anelava da 5 giorni. 



Ritorno per breve tappa a casa per iniziare con slancio l’operazione valigie, siamo usciti nuovamente nel tardo pomeriggio per staccare l’ultima meta turistica: 

l’Osservatorio della Tour Montparnasse.



210 metri di acciaio e vetro, uno dei 25 ascensori ti porta al 56º piano in soli 38 secondi. Arrivati in cima si può ammirare la città con una vista a 360° sulla Torre Eiffel, Notre-Dame, il Sacré-Cœur e molto altro.

Noi abbiamo anche bluffato dicendo che da lì si vedeva pure casa nostra, facendo gli sboroni con gli amici turisti intenti a scoprire la torre con i visori della realtà aumentata.







Noi quelli li abbiamo snobbati perché avremmo fatto la coda pure lì e di code ormai ne abbiamo fatte abbastanza.



Di ritorno dalla visita ci siamo diretti verso l’ennesimo ristorante asiatico dove il Poser ha bilanciato il panozzo di oggi con il riso e pollo thai.






Tornati a casa, abbiamo terminato le valigie constatando che avremo qualche borsa in più a testa…

Finisce con le borse di Normal la nostra avventura parigina, ma possiamo dire di aver imparato che:

  • Qui ci sono tante persone ma al contrario di altre capitali europee, non sembrano prenderla con la fretta. Sono in tanti, si fanno spazio, stanno nel chill.
  • Se non parli francese con l’accento di Parigi nord , ti parlano in inglese. C’è chi dice che lo fanno per snobbismo, ma a me è scivolato addosso: ho detto in inglese che stavo imparando e ho continuato con il mio francese in fieri
  • Abbiamo girato giorni infilando la rumenta nei cassonetti di altri quartieri e finalmente abbiamo scoperto che il nostro cassonetto esce alle 17. La prossima volta sincronizzeremo gli orologi!

À bientôt !