Questa mattina, motivazione a mille, sono andata a fare la mia prima - e al momento ultima- lezione di pilates a Parigi. Lo studio - guai a chiamarlo palestra!! - si trova al 175 di Rue du Temple, esattamente 6 minuti a piedi da casa nostra. Come da istruzioni della scuola, sono arrivata 15 minuti prima e spolverando il mio francese nuovo di pacca, mi sono annunciata: mi chiamo Chiara ho appuntamento alle 9:30 per una lezione di pilates - ma certo, l’insegnante, Silvia, è in arrivo. Perfetto, ho capito. E poi: è la prima volta che vieni qui? Ehm no, questo non l’ho afferrato proprio alla prima. E quindi: is this your first time here? Ecco si. Prima volta. Terminata la conversazione arriva Silvia, reduce da un incontro ravvicinato con l’asfalto parigino mentre pedalava in bicicletta. Spero non pensi che io porti sfiga e mi massacri durante la lezione. Iniziamo in francese ma poi mi chiede perché ho un nome italiano e quando le dico che sono italiana viene fuori che lei è di Gressoney - ammetto di averla scambiata per una torinese - e tra un gambe a tavolino, un gatto arrabbiato e un leg circle, ce la siamo raccontata un po’.
Terminata la lezione, sono rientrata a casa ma visto il tempo incerto, abbiamo optato per un cambio di programma e siamo andati a zonzo per il Marais.
E facendo lo slalom tra un ramen e un pokè, il Poser ha finalmente conquistato il famoso panozzo che tanto anelava da 5 giorni.
Ritorno per breve tappa a casa per iniziare con slancio l’operazione valigie, siamo usciti nuovamente nel tardo pomeriggio per staccare l’ultima meta turistica:
l’Osservatorio della Tour Montparnasse.
210 metri di acciaio e vetro, uno dei 25 ascensori ti porta al 56º piano in soli 38 secondi. Arrivati in cima si può ammirare la città con una vista a 360° sulla Torre Eiffel, Notre-Dame, il Sacré-Cœur e molto altro.
Noi abbiamo anche bluffato dicendo che da lì si vedeva pure casa nostra, facendo gli sboroni con gli amici turisti intenti a scoprire la torre con i visori della realtà aumentata.
Noi quelli li abbiamo snobbati perché avremmo fatto la coda pure lì e di code ormai ne abbiamo fatte abbastanza.
Di ritorno dalla visita ci siamo diretti verso l’ennesimo ristorante asiatico dove il Poser ha bilanciato il panozzo di oggi con il riso e pollo thai.
Tornati a casa, abbiamo terminato le valigie constatando che avremo qualche borsa in più a testa…
Finisce con le borse di Normal la nostra avventura parigina, ma possiamo dire di aver imparato che:
- Qui ci sono tante persone ma al contrario di altre capitali europee, non sembrano prenderla con la fretta. Sono in tanti, si fanno spazio, stanno nel chill.
- Se non parli francese con l’accento di Parigi nord , ti parlano in inglese. C’è chi dice che lo fanno per snobbismo, ma a me è scivolato addosso: ho detto in inglese che stavo imparando e ho continuato con il mio francese in fieri
- Abbiamo girato giorni infilando la rumenta nei cassonetti di altri quartieri e finalmente abbiamo scoperto che il nostro cassonetto esce alle 17. La prossima volta sincronizzeremo gli orologi!
À bientôt !




















































