A 53 anni ci sono cose che non si dicono e cose che non si fanno perché la società ci impone un comportamento maturo, responsabile e rispettoso. A volte però ci si abbandona ad atteggiamenti bambineschi, quello che, al tempo, suscitavano subito la classica occhiataccia della mamma seguita dall’ancora più classico “non si fa”. Primo fra tutti, la famosa sfiga della suora. E così, armati di santa pazienza e avendo preferito il treno alla macchina volante, stamattina ci siamo imbarcati su quello che sarebbe stato un classico dell’estate: il viaggio della morte - Genova Napoli . Formazione 4x4 con la Cuginetta in sostituzione della Bertux, abbiamo affrontato il secondo capitolo dell’Odissea, tanto che sto già sentendo Nolan per filmare il sequel. Dovevamo capire subito che qualcosa non sarebbe andato come doveva perché, all’arrivo sul binario già c’erano due grandi indizi, una bombola di ossigeno impacchettata e una suora (bianca) che parlava con un gruppo di persone in piedi, accanto alla bombola . E sempre per la veneranda età, il codice di condotta impone di non dire “sfiga della suora”dando un buffetto al poser che, di riflesso, non dovrebbe eseguire il famosissimo rito scaramantico. Purtroppo però, la sfiga qui ci ha visto lungo e abbiamo da subito iniziato a collezionare ritardi. Visto che facevamo un cambio treno a Roma, il monitoraggio di viaggio riguardava due treni e passava da noi (GE-RM) a loro (TO- NA), gioendo quando noi recuperavamo e esultando di brutto nel vedere che il treno verso Napoli, accumulava ritardo a manciate. Laddove però non ha potuto la suora, è arrivato il karma. Arrivati a 3 minuti da Roma Termini è scattata la formazione “guadagna la porta per scendere” strategia volta a battere sul tempo i turisti stranieri smaniosi di fotografare il Colosseo. Ed è lì che la suora ha ceduto il testimone al Karma: treno fermo nel mezzo del nulla, crollo del generatore, zero aria condizionata. L’apocalisse. E noi, in piedi davanti ai WC, scavallando valigie degne di Georgina, per farci fresco abbiamo ripiegato sul giornalino del freccia, su cui troneggiava un Sal Da Vinci vestito in quasi bianco sposo.
Arrivati a Termini non siamo riusciti a farci dire dal personale il numero del binario da cui sarebbe partito il Roma Napoli: l’unica cosa che abbiamo carpito è stato, “andate avanti e guardate i tabelloni”. Credo di aver trovato il lavoro della mia vita.
Dopo aver visto il numero del binario magicamente materializzarsi sul tabellone, ci siamo lanciati in una corsa ad ostacoli saltando nell’ordine: signora con doppia stampella, gruppo di vacanzieri che bivaccavano sulla scala mobile, impiegata fighetta con sandalo col fiocco e manager scoppiato che fingeva telefonata con mega capo. Conquistato l’accesso ai binari notiamo che ogni binario ha ovviamente il suo numero ma per entrare devi passare il gate che… ha una lettera! Per cui gate H corrisponde al binario 12, I al 13 e così via. È evidente che, chi ha avuto l’incarico della logistica, volesse lavorare nel marittimo e invece l’hanno sbattuto sulle rotaie, per cui alla prima occasione ha messo su un sistema degno di una battaglia navale. Passati i tornelli marini e fatti i dovuti scongiuri a chi ci ha urlato “tanto lo perdete” siamo riusciti a salire sul treno per Napoli che, a questo punto, aveva ben 34 minuti di ritardo.
Seduti e sfranti dal caldo, le ragazze hanno iniziato la collezione di selfie, seguite dal Poser che ha imparato a farsi la foto con la bocca a culo di gallina.
Arrivati a destinazione siamo stati salvati dal cugino Pino,
che ci ha atteso in stazione e accompagnato nel mezzo del nulla, dove il Poser ha prenotato casa.
Nonostante l’aspetto vintage che la Piccolina chiama amorevolmente barocco,
la casa è estremamente funzionale, ha tutto (serve solo un po’ di regia cit.) ma soprattutto è a un tiro di schioppo da un’hamburgeria Poser style, con 18 birre diverse, burger e patatine con il bacon. Dopo aver mangiato ed esserci fatti fregare il posto in coda da un gruppo agguerrito di milfone in libera uscita, abbiamo fatto ritorno al barocco, con le ragazze lanciate su temptation island. Domani andiamo per mercatini- primo punto della Wish list della Piccolina e faremo tappa al Vomero, dove stanno i cugini. La povera cugina Manuela ha già vinto il compito di fare la fashion stylist: d’altronde lei ha avuto due maschi, perché non provare l’ebbrezza di essere mamma dí femmina per un giorno?
Stay tuned.