domenica 21 luglio 2019

Liebe Mamas Hund gemacht Hund

L’esplorazione è partita questa mattina alla volta del sentiero dei Mulini: la guida dice “perdetevi nell’emozionante e rigenerante sentiero dei mulini, ne vedrete ben 12!” Noi ne abbiamo trovato solo 1, posticcio, chiaramente messo lì per i turisti più merenderos di noi che poi dicono “va beh dai, almeno uno l’abbiamo visto” e tornano indietro.

Noi invece siamo andati avanti fino a trovare l’altra meta del sentiero, le piramidi di terra. 
Se si cerca su internet la genesi di queste formazioni si trovano spiegazioni sempre diverse: il cartello dice che si tratta di depositi morenici della “lunga” era glaciale fatti di ghiaia fine, i vari siti parlano di erosioni, altri tipo stalagmiti insomma, non è che ci abbiamo capito molto, ma ci sono piaciute un sacco!



Sentiero del ritorno con viandanti e cani rigorosamente germanofoni a cui immagino i loro padroni dicano: “Liebe Mamas Hund gemacht Hund” (amore cane della mamma fatto cane) perché diciamocelo, mica sarò solo io a dirlo a quell’amore cane della mamma fatto cane che è la Lara...

Pranzo in hotel con la Bertux innamorata delle zuppe tanto da chiedere le ricette in reception  - che per motivi a noi sconosciuti mostra il ritratto del sosia di Daverio - 

e la buona notizia è che sabato partiremo con un ricettario degno di Cracco che il Poser o la Nonna Lu, dovranno mettere in opera da ottobre in poi.
Se vengono bene, zuppa party a casa Poli: all welcome!
Pomeriggio a Brunico, paesino ridente della Val Pusteria con i geranei sui terrazzi, non un filo d’erba fuori posto, e tutti - ma proprio tutti - i negozi rigorosamente chiusi. E ragionandoci su, come fanno ad avere i geranei sempre fioriti, i balconi stupendi se la domenica lavorano?!? Appunto.
Breve tappa al Lidl per prendere generi di conforto per l’escursione di domani e poi tutti in hotel per skypool e cena.
A questo giro “ti spaccio la famiglia” non c’era, rimpiazzato dalla versione riccia di Richard Cunninghan di Happy Days, che ha tentato di dirci che il primo piatto di domani sera (la scelta del menu è ormai tradizione) è formato da gnocchi di patate, polenta e funghi. Tutto assieme. Abbiamo sentito tra i monti l’urlo di Cracco e dopo aver visto le nostre facce perplesse ha preferito chiedere. Eh no, scusate, gli gnocchi sono di polenta. Benissimo, ne segniamo 3. La Piccolina lì prende “al bianco”, grazie.
Fine cena gaiardo con tentata passeggiata al paese. 3 secondi dopo tornavamo in camera. Ma sì dai. Andiamo domani.
Domattina ore 9 ci aspetta Hans, la nostra guida, per un’escursione qui nei dintorni.
Noi nel dubbio ci siamo già messi nello zaino quintali di cioccolato. 

sabato 20 luglio 2019

I buoni consigli di Killian

Mattinata all’insegna della cultura prima della partenza per Terento: prima tappa, bar sotto i Komodo Apartments dove abbiamo carpito al pizzaiolo il segreto della focaccia alta e soffice (lo svelo per €5, scrivetemi in privato) seconda tappa, il Castello del Buonconsiglio.
Il Castello del Buonconsiglio è una costruzione enorme che si è evoluta nei secoli. Ogni vescovo che ci si trasferiva trovava l’esistente troppo piccolo, troppo poco esposto a Sud, Ovest, Est, troppo colorato, poco affrescato, troppo bianco che spara o troppo nero che sfina con l’esito finale di essere andati avanti così fino al 1800 quando gli Austriaci, stanchi di interior designer, arredatori e istruzioni IKEA, hanno deciso di farci una caserma ammazzando tutta la creatività. Cento anni dopo, i trentini se lo sono ripreso trasformandolo in un museo, che ospita mostre permanenti con reperti che abbracciano la preistoria, il medioevo, e altre mostre temporanee tra cui una dedicata a Cesare Battisti che proprio lì ha trovato la morte.
Tra le sale visitate, una ha attirato la nostra attenzione, quella dedicata ai paramenti sacri: il cardinale di turno doveva indossare vesti spesse come un tappeto persiano il giorno del santo patrono che si festeggia il 13 agosto. 


Passi che probabilmente non c’erano i 45 gradi di oggi ma si può immaginare che ad ogni festa passata e ad ogni santo gabbato, il porporato di turno, sotto i 50 chili di veste, iniziasse a pensare al prossimo restauro dopo aver tirato giù tutti i santi del paradiso.
Chiusa la pausa culturale a causa del limite scandito dal parchimetro, ci siamo diretti a Terento, dove alloggeremo fino a fine vacanza.
A Terento stiamo in un hotel pazzesco, il Terentnerhof, che alle ragazze piace perché c’è la skypool, a me perché è affacciato sulle montagne e al Poser perché, essendo pensione completa, non dovrà cucinare.
Qui al Terentnerhof sono organizzatissimi: alle 15 del pomeriggio ti chiedono cosa vorrai mangiare a cena il giorno dopo, e alla reception ci sono già i programmi per le escursioni di lunedì. Il Poser, per non saper né leggere né scrivere si è già segnato per la degustazione delle birre locali: lunedì ore 21, non chiamatelo, non ci sarà per nessuno.
Durante la cena - spettacolare- abbiamo radiografato ospiti e camerieri, questi ultimi tutti giovanissimi. Nell’ordine abbiamo beccato: uno che sembra l’attore di “ti spaccio la famiglia” non il figo, quello a cui gonfiano i testicoli dopo il morso del ragno, uno con enormi bretelloni a cui non abbiamo ancora piazzato un nome e poi lui, il sosia di Killian di C’era una volta (anche qui, se volete il nome dell’attore sono altri 5€, altrimenti mettetevi comodi e sparatevi i 140 episodi delle 7 stagioni), quello che “per me è troppo grande” dice la Bertux ma per il quale imparerebbe volentieri il tedesco. Per chiudere in bellezza, dal tavolo in fondo alla sala, spiccava allegra una polo color salmone indossata da Butthead di Beavis and Butthead. Sarà stata la mousse con una leggera gelatina al prosecco ma questa cena alla ricerca del fidanzato per la Bertux ci è piaciuta assai. Domani andiamo in esplorazione: strano ma vero, anche all’organizzatissimo Terentnerhof la domenica non organizzano niente.

venerdì 19 luglio 2019

Il ritorno alla marmotta

La giornata è iniziata con la colazione nella cucina “precisetti”: ogni cassetto che apri è meticolosamente ordinato, ogni scopa, secchio, mocio ha il suo posto, se sbagli, ti tagliano le mani. Per non rischiare, ho preferito scattare una foto, così se ci interrogano siamo preparati.



Ma non solo: se sbagli la differenziata sono €10 di multa. Mi chiedo se quando andiamo via ci sarà qualcuno che tirerà fuori, rifiuto per rifiuto, la roba dal sacchetto.
Dopo la colazione ci siamo diretti al MUSE, uno dei più bei musei che abbia mai visitato.
Con la Bertux eravamo venute 4 anni fa, ma siamo tornate volentieri, principalmente per rifare la foto con la marmotta, perché quando una cosa viene bene, si ripete!



Al MUSE abbiamo parlato con una guida del museo di tassidermia, ossia quella tecnica che permette di conservare gli animali nei musei utilizzandone principalmente solo la pelle: in pratica, il MUSE espone solo animali che vengono trovati morti, di questi vengono recuperate le pelli che vanno a rivestire dei manichini in plastica. Abbiamo poi scoperto che la cacca dell’orso è uguale al salame al cioccolato, 


che gli uomini primitivi accendevano gran fuochi ma parlavano poco e che già quando eravamo primati evoluti, gli uomini venivano cazziati dalle mogli perché guardavano le altre - segue evidenza fotografica.

La Bertux ha avuto la sua grande rivincita sulla torre di Hanoi: a questo giro, in soli 20 minuti, ha risolto il rompicapo. Confesso di aver guardato su internet la soluzione nel caso i 20 minuti fossero diventati 30...
Dopo quasi 6 ore al museo ci siamo diretti verso casa, ognuno con le sue considerazioni: i photobombing alla marmotta, il caldo della sfera tropicale, il povero geologo che si impappinava nella presentazione e la pasta al sugo della caffetteria che non è proprio come quella che fa papà.
Per controbilanciare il pranzo la Piccolina ha optato per il sushi salmon e noi a ruota a mangiare lo stesso identico sushi di sampierdarena: ma vuoi mettere con l’aria di montagna?
Serata tranquilla al parco giochi de Le Albere con la sottoscritta che cerca di capire il prezzo al mq delle case, la Piccolina che si lancia con la carrucola e la Bertux che regala pose plastiche. 

Il Poser invece si gode il bellissimo paesaggio.


Domani ci spostiamo a Terento.
E no, non è un gioco di parole.
Giuro.


giovedì 18 luglio 2019

Inizio epico

Siamo arrivati a Trento dopo un viaggio epico fatto di code, incendi in autostrada, incidenti e tamponamenti vari. E ogni volta che il Poser diceva, dai che ora si va, Google maps rispondeva eh no, aspetta e vedrai!
E quindi, dopo sole 6 ore per 400km scarsi, pausa pranzo con gioco inclusa,



siamo finalmente giunti a destinazione. Insomma, giunti alla prima tappa del nostro viaggio. Siamo a Trento, nel quartiere ridisegnato da Renzo Piano (ma perchè le cose belle le fa solo lontano da Genova?!?) con la missione di andare al MUSE, il museo delle scienze di Trento che noi abbiamo già visto ma la Piccolina no.
A Trento alloggiamo ai Komodo Apartments, mini appartamenti pazzeschi fatti apposta per chi come noi ci sta poco. Qui c’è proprio tutto, il garage sotterraneo, la cucina arredata e corredata che mia madre non ripulirebbe da cima a fondo perché luccica già di suo, le tende oscuranti elettriche e lo specchio che ti fa magra!


La stanchezza del viaggio ha avuto la meglio sull’impeto culturale e ci siamo limitati a pagar visita al Forsterbräu dove la Bertux e il Poser si sono sfidati a colpi di stinco. Al ritorno la Bertux ha ricordato, con grande orgoglio di mamma, la statua che si indica la chiappa e il sottopasso per tornare all’appartamento: che dire, piuttosto che niente, meglio piuttosto!

mercoledì 10 luglio 2019

Monkeys are back



Ebbene sì, le scimmie sono tornate. Dopo un anno di pausa, in cui il Poser ha detto sì, la Bertux e la piccolina hanno portato fiori e fedi, siamo pronti ad entrare in azione.

Quest'anno andremo alla conquista del Trentino, prima tappa Trento e poi Terento alla scoperta della Val Pusteria con le mille funivie, le ferrate (forse) e il vino (il Poser) che con 3 donne ne avrà bisogno.

Si parte il 18 luglio.

Stay tuned.

lunedì 14 agosto 2017

Lago della Serva

Partenza "gaiarda" con colazione in hotel e ricerca in paese di: panetteria per acquistare focaccine, salumeria per prendere la mortazza - tipica valdostana per altro!! - casalinghi per comprare alla svelta un coltello (a noi piace fare le cose precise) e poi via verso il Mont Avic.
Il tempo non era molto stabile e col Poser abbiamo pensato se salire o no al lago, ma poi l'idea della mortadella mangiata in riva al lago sulla coperta Quechua, l'ha vinta sulla pioggia al 30% che mostrava il meteo.


Il sopralluogo di ieri ci ha aiutato a capire da dove partivano i sentieri, il precorrerli oggi, ci ha aiutato a capire che non c'era altra strada.
Il primo tratto del sentiero che, dall'hotel Mont Avic porta ai Magazzini, è dolce e privo di gradoni o pietraie. Arrivati ai Magazzini però, il gioco si fa più duro, e il sentiero dolce e gentile (come la nocciola) si trasforma in un budello stretto e pieno di gradoni.


Per confondere il viandante le palette beffarde recitano prima 45 minuti ma, dopo 10 di cammino, cambiano idea e dicono 50.
Sono convinta che sia un mini test psicologico per vedere chi molla ancor prima di cominciare, ma noi, che sognavamo la mortazza, non abbiamo mollato mai. Nemmeno quando abbiamo attraversato la pietraia,


O quando la vista mozzafiato ci bisbigliava "metti qui la coperta Quechua e tira fuori le focaccine. Non te ne pentirai!".


Ma noi guai.
Noi l'abbiamo percorsa tutta, contando fino all'ultimo passo per conquistare il lago.
E ce l'abbiamo fatta :-)





Così, dopo aver ammirato il lago, il cielo sopra il lago


abbiamo fatto quello per cui siamo arrivati fin su e abbiamo affondato i canini nella focaccina. Tutto sulla coperta Quechua.


Ripartiti, ci siamo diretti verso valle, con l'idea di tornare presto per vedere gli altri laghi.
Durante la discesa ci siamo prodigati a motivare altri merenderos che si trascinavano verso la cima, dicendo che in mezz'ora avrebbero visto il lago. Probabilmente a quella mezz'ora avrebbero dovuto aggiungere una manciata di minuti ma abbiamo pensato che un piccolo aiuto mendace avrebbe evitato una grande rinuncia.
Tappa d'obbligo in hotel e poi serata ad Aosta con Massimo e Luca, a cui è andata la rivincita per la cena cino di ieri sera. A questo giro hanno vinto loro. 


Domani si torna verso casa. C'è chi torna a lavorare e chi si prepara a battergli la stecca...





domenica 13 agosto 2017

Le relais sans le bidet

Dopo i primi pacchi su booking.com, inevitabilmente uno aguzza l'ingegno: un po' perché i budget sono sempre un po' contenuti e un po' perché fare l'affare piace a tutti. La mia tecnica - segretissima- si è rivelata sempre un successo nella scelta dell'hotel e, a questo giro, la stessa tecnica mi aveva restituito risultati così così: in pratica l'hotel sarebbe stato discreto ma no, questa volta, niente affarone.
D'altra parte, prenotando un mini weekend nella settimana di ferragosto due settimane prima, garantiva una scelta limitata. Ed eccoci qui, allegramente spiaggiati nel Relais Saint Gilles, posizione strategica per il castello di Verres, praticamente annesso alla seconda uscita telepass.
All'arrivo, in orario tipico da merenderos- ossia le 13:38, il parcheggio clienti era deserto. 



L'hotel, in puro stile vintage anni 70, pure. Tranne una signora un po' spompata che si stava rifacendo da sola tutte le stanze, mentre tendeva l'orecchio verso la reception, in caso di arrivo di nuovi ospiti.
Tranquilla Signora, ci siamo solo noi.
La stanza dai toni allegri e spagnoleggianti, 


non ci ha distratti dalla meta: il Parco Naturale del Mont Avic.
Questa è la parte della Valle D'Aosta che conosco di meno, ma, guardando in rete, ho pensato fosse l'ora di venirla a vedere.
Il parco è un'immensa distesa che raggruppa varie vette, tra cui il Mont Avic. Nel parco ci sono molti laghi, la nostra idea era quella di visitare il lago della Serva, ma domani, con la giusta calma dei merenderos doc.
Oggi pomeriggio però abbiamo deciso di capire come arrivare e ci siamo lanciati all'avventura. E avventura in effetti è stata. Dal nostro hotel, arrivare all'ingresso del parco, è un gioco da ragazzi, meno da ragazzi è la strada che porta all'attacco dei sentieri: un susseguirsi di tornanti, curvine e curvette, tanto da far rispolverare al Poser le 18 patenti prese a militare - compresa quella sulla moto scopa.
Arrivati all'hotel del parco (quello per gli audaci perché ha pure la piscina) 


ci siamo prima lanciati sui panini, poi sui sentieri.
Il Poser, che non patisce niente, era in calzoncini e maglietta. 



Io avevo già tirato fuori il pile dopo i primi 10 passi.


Il sentiero che porta al Lago della Serva (Servaz) è a prova di merenderos per il primo tratto. Sale dolcemente in un bosco di pini e larici, attraversato da torrenti e piccole cascate.



Il sentiero è ricco di pannelli informativi che suscitano la curiosità del Poser, per questo li legge tutti, uno per uno.


Alla fine della giornata, lo interrogo.


Proseguiamo il giro fino all'attacco del sentiero ma il tempo a disposizione non ci permette di andare oltre.
Il Poser quindi salta l'interrogazione. Certe cose non cambiano mai.


Rientro in hotel e cambio d'abito per serata ad Aosta in compagnia del mio amico e collega Massimo e del suo amico Luca. Per la serata, ristorante tipico valdostano: Oriental, locale cino- giapo vicino a Piazza Chanoux.
Lo so.
Ma a volte un riso alla cantonese ci sta.
Cena piacevolissima e foto di rito:


E domani pronti ad attaccare il Mont Avic.