mercoledì 7 agosto 2024

Il patentino da turista



Ebbene sì, oggi abbiamo concorso per prendere il patentino da turista e l’abbiamo ottenuto con lode e bacio accademico.

Mattinata soft, colazione non proprio soft e partenza scialla - da veri olandesi in prova - verso Amsterdam Centraal. 




Usciti dal lato “dove si vede il mare” abbiamo atteso di partire per Zaanse Schans, e visto che eravamo in notevole anticipo, abbiamo approfittato e ci siamo letteralmente svaccati sul molo a prendere il sole. 

Il Poser, da italiano medio, si è fatto il panino a colazione e l’ha mangiato a pranzo. Noi abbiamo optato per un negozio simil vegano e la Bertux ha preferito onorare le italiche origini con un panozzo crudo e formaggio. 




Arrivata l’ora del tour, ci siamo diretti al nostro meeting point con in mano i biglietti e dei braccialetti di carta color verde, quelli, per intenderci, che ti danno nei villaggi turistici. E questo doveva già essere un campanello d’allarme. Il secondo campanello, anzi campanone, era il pullman che ci ha caricato: un enorme double decker tempestato di tulipani con tanto di guida spagnola e autista ridanciano e rubicondo, chiaramente locale, che inscena un piccolo teatrino al momento della consegna degli auricolari. 



Eccolo qui il terzo campanello: l’audio guida.

Il viaggio in pullman vola via liscio, complice un’autostrada con zero traffico e quello che c’è  - parliamo di una ventina di auto- è ordinato e tranquillo. La guida ci raccomanda puntualità mentre l’audio guida, ci racconta come gli olandesi abbiamo strappato la terra al mare, palmo dopo palmo, mulino dopo mulino.

E finalmente arriviamo a Zansee dove ci attende un parcheggione degno di una piccola Gardaland. E come tocchiamo terra, la guida spagnola sfoggia la classica bandierina rossa mentre si lancia in una camminata degna delle Olimpiadi: 






falcata dopo falcata arriviamo alla base di un mulino dove ci attende un signore anziano con la fisarmonica (e te pareva) e un vichingone alto, biondo con tanto di piede zoccolato. Il vichingo ci spiega che i mulini sono ancora impiegati oggi per alcuni lavori, il suo taglia la legna, gli altri due sono adibiti ad olio e pigmento. Ci spiega anche che le pale sono potenziate o depotenziate grazie a delle vele ivi posizionate, per cui il nostro eroe si divide tra “spingi il tronco” e “ammaina la vela”. 


Giro rapido per il borgo che ricorda il villaggio del far west di gardaland e poi di corsa verso il bus. Tutti a bordo per la seconda tappa del tour “simil pentole”: a Volendam 







ci attende la fabbrica del formaggio, con degustazione a 360gradi e spiegone basic da parte di un ragazzotto bonazzo che sembra uscito da High School Musical. Le ragazze hanno ascoltato con molta attenzione tutto il processo, caglio, pressa, invecchiamento. 

Lasciato il nostro Zack Efron ci avventuriamo per le vie che ricordano un po’ Swanage e un po’ outlet di Serravalle. La sottoscritta e la Bertux finiscono a comprare un gelato in un chioschetto gestito da padre e figlia. Dopo la pausa gelato, pausa WC, che paghiamo regolarmente con la carta, come il 99% delle cose che compri.

Ritrovo alla degustazione dei waffles per trovare il Poser in coda nel gruppo sbagliato: per carità, i braccialetti erano verdi, ma al posto della bella spagnola c’era un ragazzotto alto e slavato con un cartello che diceva “ritrovo alle 19:10”. Ritrovata la guida e assaggiato i waffles, ci siamo imbarcati su di un battello porta turisti con davanti una bellissima immagine della versione olandese di Capitan Findus.





E con questo, abbiamo fatto l’en plein.

Il Capitano ci traghetta verso Marken, posto già visitato dal Poser, nel lontano 1991 e che ci ricorda, più e più volte che il paese è collegato da una striscia di terra sottilissima.

Sulla barca ci chiediamo cosa vedremo a Marken, esclusi i tulipani, ci restano gli zoccoli. Detto fatto. Dopo la sgaloppata della guida, approdiamo in un laboratorio dove fanno gli zoccoli. 




Un altro Zack Efton, per la gioia delle ragazze, si destreggia tra ciocchi di legno e macchinari che risalgono alla notte dei tempi, quando il resto del mondo faceva scarpe in pelle, loro fabbricavano zoccoli, puntando ad una materia prima decisamente più economica e al fatto che se una vacca ti dava un pestone, i piedi restavano intatti. Il ragazzo ci invita anche a provarli e, in effetti, sono molto leggeri essendo fatti di legno di pioppo o faggio, che oltre ad essere leggero, risulta facilmente lavorabile, vista la sua capacità di assorbire l’acqua.

Fatto un giro con gli zoccoli, ci dirigiamo verso il pullman sobrio che ci riporta ad Amsterdam Centraal. 


Lì decidiamo di prendere qualcosa al volo nel supermercato della stazione e di mangiare sulla banchina, in compagnia di turisti, famigliole, pescatori della domenica e qualche fattone che parla da solo. Il fattone segna il ritiro verso il nostro hotel, con corsa per prendere il treno al volo. Domani ultimo giorno di vacanza: ci aspetta il museo di van Gogh e qualche giretto in città, prima di affrontare la prova “valigia”. A questo giro però, abbiamo uno zaino vuoto da usare come bagaglio a mano: Berlino docet.

martedì 6 agosto 2024

La dieta del Poser



Sveglia con calma e poi in marcia verso la stazione: oggi siamo andati a Utrecht, città dei canali, del duomo, di Miffy 

ma soprattutto di uno dei centri commerciali più grandi d’Europa.



Come si esce dalla stazione troneggia la mall Hoog Catharijne, non fai neanche a tempo a dire “shopping” che ti si para davanti questo edificio immenso, moderno, pieno di tutti i negozi che trovi da noi e tanti altri che invece non trovi. Basta un’occhiata veloce per capire perché non li trovi.

Ma prima di camminare dritti verso la nostra condanna a morte, cerchiamo di capire un po’ di più della città. Intanto scopriamo che la città ha dato i natali a Miffy, un coniglio a fumetti disegnato da Dick Bruna, scomparso nel 2017. Devo ammettere che del coniglio ignoravo l’esistenza, ma non la Bertux, che, ricerche alla mano, ci ha persino portato a vedere il semaforo dedicato a questo personaggio.




Ancora un pochino di storia prima di morire al mall e ci avventuriamo verso il duomo. 








Wikipedia ci dice che il duomo di San Martino è il principale edificio religioso della città. Dedicata a san Martino di Tours è stata la cattedrale cattolica dell'arcidiocesi di Utrecht fino al 1580, quando passò al culto protestante. Rappresenta uno dei migliori esempi di architettura gotica dei Paesi Bassi. La torre, con i suoi 112,32 metri d'altezza, è il campanile più alto del paese e il simbolo stesso della città.

Apprendiamo anche che la chiesa è stata fatta e disfatta per secoli, a partire dal 630. Nel 1674 arrivò addirittura un tornado a radere al suolo il monumento, evidentemente anche Dio si era stufato di vedere la sua casa demolita ogni volta che c’era una battaglia di mezzo o una bega religiosa. Dentro, la chiesa è decisamente spoglia, eccezion fatta per le vetrate che sono davvero imponenti.


Tentiamo la salita alla torre ma i 30€ a biglietto ci fanno desistere: la abbiamo vista da sotto, tanto le ragazze avevano già altri programmi.



Detto fatto. Ore 12:30 abbiamo varcato la soglia del centro commerciale per poi scappare a casa con il treno delle 15:30 e… non abbiamo visto praticamente nulla. La Piccolina si è data ai prodotti beauty e alle mutande sobrie di Victoria’s Secret, la sottoscritta ha rimediato prodotti per capelli e un paio di fanta babbucce che in realtà sono scarpe. 

C’erano parecchi numeri ancora in saldo, immagino che piacessero solo a me e a poche altre. La Bertux ha fatto il jack pot con uno stivalazzo super scontato mentre il Poser si è dato al cibo con due panini e un cono di patatine fritte.

Rientro in hotel con un Poser lanciato verso la palestra e il resto della truppa spiaggiato in camera per poi ripartire verso il centro città. Il rientro però favorisce un 8 alla elevator challenge.

Arrivate in città, noi ragazze siamo ricadute in un wok to go, mentre il Poser, reduce dalla palestra, si è lanciato in un panozzo alle falafel, ha mangiato un po’ di noodles per poi sgrassare il tutto con un mega waffle fritto con colata di cioccolato bianco e nero. 

Ma domani, dice, torna in palestra. Dopo andremo tutti a Zaanse Schans, il borgo acchiappa turisti fermo nel tempo. Seguirà degustazione di formaggi, ci mancano solo gli zoccoli e facciamo bingo.

lunedì 5 agosto 2024

Prachtige Leiden

Ovvero ma che bella che è Leiden!

Partenza da record con la sottoscritta che segna un bel 6 nell’elevator challenge - ecco di seguito evidenza fotografica - 


per poi traccheggiare verso Leiden, la città che ha dato i natali a Rembrandt.

La città è esattamente come la immaginavamo, curatissima, sembra di entrare in una cartolina: canali, la solita scialla olandese, house boat, 




amori cani di altre mamme fatti cani (che accarezziamo tutti, nessuno escluso) e tripudio di ristoranti etnici.




Visto che abbiamo poco tempo, andiamo a visitare la casa di Rembrandt che non esiste più, c’è solo una targa in un quartiere residenziale, senza ahimè amori cani in giro. Davanti alla casa con targa, c’è una piazza dedicata al pittore con alcuni cenni storici. 



Scopriamo che il papà di Rembrandt aveva numerosi appartamenti e la nonna per un periodo è stata proprietaria di un mulino. Insomma diciamo che non se la passava proprio male finché viveva a Leiden. La cittadina è sede di università, musei e di un meraviglioso giardino botanico, che decidiamo di visitare. Lasciata piazza Rembrandt con il dubbio che quello in linea d’aria fosse proprio il mulino della nonna, varchiamo la soglia del giardino botanico per ammirare le piante da tutto il mondo. 






Alcuni dei cacti esposti sono identici a quelli che abbiamo sul terrazzo in via Burlando e la zona dedicata alle piante tropicali ci portano dritti dritti in via Burlando, col caldo soffoco e umidità a manetta, apprezzabili dalle 8 del mattino alle 10 di sera, con o senza pisciata di Joy.

Terminata la visita, siamo tornati in direzione mulino della nonna di Rembrandt per il tradizionale test del Mc Donald all’estero. La Piccolina ha trovato il burger gluten free, mentre gli altri hanno avuto modo di confermare che qui si mangia come in via XX, eccezion fatta per il tea alla pesca, che qui non esiste ma viene miseramente sostituito da una bevanda gassata al presunto gusto di limone, che la Piccolina si fa andare bene.

Ripartiti dal Mac, andiamo in stazione per prendere il treno verso Amsterdam Centraal.

Arrivati in città, ci siamo diretti verso la Noorderkerk, una chiesa protestante situata nel cuore di Amsterdam. Costruita nel XVII secolo, è uno dei migliori esempi di architettura protestante olandese ed è famosa per la sua pianta a croce greca. La chiesa, restaurata di recente,  ospita mostre e concerti, tra cui la mostra immersiva "Vincent meets Rembrandt: the Untold Story". L’idea di base non è affatto male e parte da come Van Gogh si sia ispirato a Rembrandt durante il suo soggiorno ad Amsterdam e come l'arte del maestro olandese abbia influenzato la sua opera. La parte veramente immersiva sta nei cuscini buttati a terra che conciliano una super immersione, quasi nell’onirico, anzi, nel “morfeico”. Noi a questo giro ci siamo fatti “mangiare il belino dalle mosche” e invece di svaccarci sui cuscinoni, abbiamo posto le stanche chiappe su sedie improponibili di velluto, scomode e dure. Peggio di noi quelli delle file dietro, che le chiappe le hanno messe sulle panche di legno. Lo spettacolo dura 40 minuti, con voce narrante un po’ soporifera che la tira un po’ alle lunghe sull’ammirazione di van Gogh per Rembrandt. La leggenda narra che entrambi, seppur in epoche diverse, abbiano transitato per la chiesa, evitando però di lasciare un segno tangibile delle loro opere. Quindi dobbiamo fidarci e basta.








Terminata l’esperienza, il Poser e la Piccolina sono tornati in hotel, mentre la sottoscritta e la Bertux si sono avventurate alla ricerca di un pop store - o qualcosa del genere - dove la Bertux è andata in missione per trovare delle action figure cinesi. Mettiamola così: l’Asia o se la magna o la mette in bella mostra.

Ritorno in albergo per segnare 7 alla elevator challenge- inizio a temere di essere la sola a farla 

e cena super light in hotel.

Domani andiamo a Utrecht, sopravviveremo al Hoog Catharijne?

domenica 4 agosto 2024

La vita degli Studenten

 Questa mattina, come da programma, ci siamo fiondati al buffet per poi rimediare con un’ora in palestra. La palestra dell’hotel non è proprio da copertina ma fa il suo. Tapis roulant, vogatore, cyclette, pesi, tappetini, palle e pesetti: c’era l’imbarazzo della scelta e noi, per toglierci dall’imbarazzo, abbiamo usato un po’ di tutto. Alla fine, foto di gruppo con muscolo in vista, giusto per dare evidenza di un allenamento minimo. La Bertux ha preferito desistere, la palestra non fa per lei. 

Dopo il momento fitness “vai come vuoi” siamo andati a fare il bucato a Jan van Galenstraat, 

una zona di studenti e hotel social hub, lavanderie a gettoni e studentati, biciclette, baracci e sushi burritos.

Anche qui il dribbling è stato molto difficoltoso, quasi una sconfitta annunciata: così mentre la sottoscritta sperava che l’asciugatore non riducesse i vestiti di due taglie e mezzo, le ragazze andavano a nozze con l’ennesima rivisitazione del sushi. 

Ricompattata la truppa, ci siamo diretti in tram al mulino DeGooyer, 






un mulino in legno alto 26,6 metri considerato monumento nazionale. La costruzione è composta da una base in pietra sormontata da una struttura in legno ottagonale. DeGooyer è di proprietà del comune di Amsterdam e non è aperto ai visitatori. Sebbene le pale del mulino siano ancora perfettamente funzionanti, oggi non vi è alcun meccanismo di macinazione operativo. Ma il birrificio posto proprio all’ombra delle pale è perfettamente funzionante e operativo 7/7 H24. E così, ripagato di cotanta vista ma amareggiato dal non poter salire sul mulino, il Poser ha annegato i dispiaceri nell’alcol 


accompagnandoli da patatine alla paprika di dubbia provenienza.

Al momento però gode di ottima salute.

Viaggio di ritorno nuovamente in tram per apprezzare la vita locale. Ma soprattutto per rendersi conto della bellezza di questa città e del “mood molto scialla” come direbbero le ragazze, che ti fa pensare che la domenica va bene anche cazzaggiare sul tram, schivando qualche local che viaggia con una pianta enorme e un fornetto a microonde o attaccando bottone con la mamma di un amore cane fatto cane.

Ritorno in hotel per tentare la sesta salita  in ascensore panoramico, minimamente sfumata a causa di turisti muniti di trolley e testare le sedie che ti massaggiano la schiena.




Per dovere di cronaca darò evidenza del 5.




Cena in formazione 2x, Poser e Bertux al ristorante indiano, relax in camera per la sottoscritta e la Piccolina.

Domani si riparte. Il piano è Leiden e poi visita alla mostra immersiva di van Gogh e Rembrandt, magari senza sushi burrito.