mercoledì 27 luglio 2016

La (parziale) rivincita dei merenderos

Partenza lenta e gagliarda questa mattina, con lezioni di fionda dal balcone. Ora ho capito perché il Poser spesso gira con le tasche piene di sassi... Tira con la fionda, non è un fan di Jovanotti!!!


Terminata l'esercitazione, siamo partiti alla volta del monte Moro, con tappa intermedia da "pizza al metro" utile per prepararci spiritualmente alla salita. È scientificamente provato che la focaccia con le cipolle, il polpettone e la pizza margherita siano in grado di rinfrancate corpo e mente e offrire spunti per la risoluzione di grandi problemi, soprattutto quando la pancia da vuota diventa piena.
E infatti, dopo circa mezz'ora di cammino, la Bertux e la Piccolina hanno sentito il richiamo della pizza e ci siamo fermati a mangiare nella palestra di roccia. 


39 tiri, dal 4b al 7c, che abbiamo ammirato tra un morso al pomodoro e un sorso di the freddo al limone, comodamente piazzati sul tavolo da pic nic 


a cui la Lara girava intorno nella speranzosa attesa che qualcosa le arrivasse direttamente in bocca.


Ripartiti con la pancia piena, ci siamo diretti alla baita delle stelle, un rifugio che si trova in fondo alla passeggiata. La salita al monte Moro non presenta grandi dislivelli e attraversa un bellissimo bosco di pini e abeti. La scelta è stata una mossa tattica per arginare chi, ieri, si lamentava del caldo, un po' meno per chi si aggrappava alla stanchezza, nessun problema invece per la Lara, che ha tenuto botta lungo tutto il percorso, dando prova di grande abilità di scalatrice.





Arrivati alla baita, l'abbiamo trovata chiusa, nonostante il cartello che offriva sconti a biker e climber. Vuoi vedere che ci hanno sgamato da lontano e han chiuso prima che arrivassimo?
Discesa lenta, frenata da una Bertux zoppicante, una Lara impegnata a scrutare lo strapiombo del bosco e un Poser che si giostrava tra la Piccolina e lo zaino.
Seconda metà del pomeriggio in casa a fare i compiti, animati da un acceso dibattito sul Piccolo Principe, 


e a colorare principesse, la Lara ha recuperato le fatiche nella sua cuccia.
Serata in pizzeria con doppio omaggio artistico: la Bertux si è ispirata all'opera visto che i nonni sono a Verona a vedere la Turandot, 


mentre la Piccolina si è chiaramente ispirata a Kandinsky, 


noi merenderos amiamo la pizzart.
All'uscita ci attendeva un tramonto stupendo, degna conclusione di questa giornata.


Domani, esattamente come oggi, decideremo la meta in base al meteo.
La Lara ci fa sapere che a lei va bene tutto.


martedì 26 luglio 2016

Piedi malefici


Ci sono bambini geneticamente programmati per scalare le vette, aggredire la roccia, nuotare per ore e ore.
Poi ci sono i merenderos.
Temo che noi apparteniamo alla seconda squadra, quella, per capirci, che parte motivata ma dopo 10 minuti di cammino inneggia al plaid comodamente adagiato davanti al parco giochi.
Dopo un giorno e mezzo tra viaggio di ritorno, saluto ai nonni, disfa e rifai la valigia, la Bertux, la Lara e io siamo giunte a Prato Nevoso, in visita al Poser e alla Piccolina.
Il posto è splendido ed è il paradiso dei bambini: parco giochi, mtb, cavalli e carrucole (quelle sbaragliano i pony 4-0) mentre per i grandi tennis, golf e downhill. E la focaccia. Sotto i portici il forno di Caterina lavora duro per ripristinare le calorie perse durante le salite con focacce brioches e affini. Il paradiso dei golosi.
Da bravi merenderos siamo partiti questa mattina alla volta del rifugio Balma. Zaini in spalla, acqua, viveri e ciotola per la Lara, non ci mancava nulla per raggiungere la meta. 


Dopo esattamente 7 minuti e mezzo di cammino la Bertux ha cominciato a millantare il mal di testa mentre la Piccolina aveva caldo, così abbiamo deciso di fermarci un pochino al parco giochi. Tappa intermedia, ha detto il Poser. 


Ma... La tappa intermedia è diventata la meta finale della mattina: gli altri merenderos ci hanno accolto con la ola.
Sono convinta che il parco giochi abbia qualcosa di miracoloso: dopo aver saltato sulla ruota, la carrucola e l'altalena, mal di testa e stanchezza erano scomparsi, sarà il potere dello scivolo.
Pranzo al sacco con vista sulle altalene e visita veloce alla panchina dei sogni.


Poi dritti verso le grotte di Bossea. La tratta da Prato è brevissima, una mezz'ora in macchina. La Lara non poteva partecipare all'escursione, per cui è rimasta a fare la guardia alla casa, comodamente piazzata nella sua cuccia.
A me e alla Bertux le grotte piacciono moltissimo: nelle nostre gite vengono esattamente dopo il museo naturale e prima del burger king, un giusto compromesso tra natura, cultura e trash.
Quelle di Bossea sono davvero spettacolari, le camere sono molto grandi, stalattiti e stalagmiti creano forme affascinanti, angoli misteriosi e personaggi buffi. 



La nostra guida, con una cantilena da poesia di Natale delle elementari, ci ha mostrato Babbo Natale


La donna di pietra


Le suore e Buddha (par condicio religiosa)


E il razzo pronto al decollo. 


Su quest'ultimo si sono aperte altre interpretazioni ma noi restiamo fedeli a quella della guida.
Ci abbiamo ragionato lungo i 1300 scalini e i 2km che abbiamo percorso per visitare le grotte e colmare il dislivello di 120m che le caratterizza.
Unica nota dolente il piede d'atleta del turista davanti a noi: oltre i 1300 scalini, la vera fatica è stata lasciarlo in coda alla fila o, perlomeno, dietro di noi.


L'interno della grotta ospita anche una mostra di arte contemporanea- noi abbiamo scelto quest'opera intitolandola "cozze appese" in omaggio al mare -




e una teca con uno scheletro d'orso.



La guida ci ha spiegato che quello che vedevamo era uno scheletro ricostruito con tutti i pezzi ritrovati, una specie di bricolage di orso.
Il risultato però era impressionante.
Al ritorno a casa, la Lara ci ha accolto con baci e salti, in effetti era l'ora della pappa!
Domani meta da definire in relazione al meteo, ma si spera senza piedi malefici.





sabato 23 luglio 2016

Il gioco delle sfide

Partenza lentissima questa mattina, con la Bertux ancora brasata per lo sbarluccico del grand hotel di Sorrento.


Ma dopo 200 "svegliati!", un paio di "uelaaaa" e urlo finale, sono riuscita a farla alzare dal letto per questa ultima giornata napoletana.
Dopo la colazione pacco da caffè Roma - non andateci!!! Hanno cannato 2 ordinazioni su 4 (aspetta che ti becchi su tripadvisor tu, il tuo cappuccino freddo - ma quando mai? - e vedrai come gli ordini li capisci al volo) e contentino da Augustus con bignè al cioccolato per la Bertux e "cappuccino come si deve" per me, ci siamo incamminate verso la santità. Meta il Cristo velato, passando per la chiesa del Gesù Nuovo e Santa Chiara.
La piazza del Gesù Nuovo è un esempio di duello all'ultima chiesa: sulla sinistra Gesù Nuovo, sulla destra Santa Chiara.
Essendo ovviamente di parte, sono andata prima a spiare la concorrenza. 
La chiesa del Gesù Nuovo è quello che un architetto moderno chiamerebbe "altra destinazione d'uso". Questo edificio infatti non è nato come chiesa, ma come residenza della famiglia Sanseverino.


Ultimato nel 1470 per volere di Roberto, il palazzo era un ritrovo di letterati e intellettuali finché, per scongiurare l'inquisizione spagnola, i Sanseverino si unirono all'opposizione popolare, per poi ahimè subire la vendetta degli spagnoli con conseguente confisca dei beni, tra cui il palazzo. Ne approfittarono i gesuiti che, per contrastare le clarisse presenti sul campo dal 1300, trasformarono l'interno dell'edificio in una chiesa. L'idea di base era buona e i padri partirono con le migliori intenzioni: via le stanze sfarzose, via i giardini, ma poi, visto che le clarisse si erano date al gotico, temettero una sconfitta bruciante e puntarono tutto sul barocco, riempiendo la chiesa di cappelle, foglie d'oro e affreschi. I padri vinsero pesantemente:
Gesuiti 1 clarisse 0.



All'interno della chiesa, una cappella è dedicata a Giuseppe Moscati. Di lui abbiamo appreso che era un medico e un discreto secchione, vista la pagella esposta nella teca: tutti nove e dieci, perfino in greco!


Abbiamo inoltre appreso che era sempre in prima linea a curare gli "incurabili" usando i soldi dei clienti abbienti per aiutare i disagiati. Celebre il suo motto, che ci ha molto colpito: "chi ha, metta, chi non ha, prenda"


Temo che oggi si prenderebbero anche il cappello.
I gesuiti però, determinati a schiacciare le clarisse, non solo si sono giocati la carta di Moscati ma hanno deciso di esporre una bomba inesplosa lanciata sulla chiesa durante la seconda guerra mondiale.
Andiamo padri, così giocate sporco! È palese: ci avete copiato! E poi questa bomba proprio inesplosa non sembra, non vi bastava il barocco per umiliare le suorine?


Dopo aver abbandonato la concorrenza con la speranza di vedere la rimonta delle clarisse, abbiamo dovuto constatare che i ragazzi hanno letteralmente massacrato le ragazze.


Le navate sono di recente ristrutturazione, solo l'altare conserva l'impronta del periodo.


La rigidità della linea e la totale assenza di decori, invitano chi entra alla meditazione e alla preghiera, però il barocco dei gesuiti toglie il fiato.
Rassegnate, abbiamo abbandonato il campo, la squadra di mamma ha perso.
Proseguendo oltre la chiesa di Santa Chiara, si arriva a San Severo, chiesa sconsacrata adibita a museo, dove è conservata la statua del Cristo velato. 
Realizzata da Sanmartino sul finire del 1700, mostra un Cristo adagiato su di un materasso e completamente coperto da un velo.
Visto il divieto di fotografare l'opera, ho deciso di inserire una foto presa da internet.


La statua è situata all'ingresso del museo ma noi non siamo riuscite a vedere altro: troppo caldo per la Bertux, si è reso necessario un rientro in albergo.
Rimessa in piedi la Bertux e riparata la valigia con i punti della spillatrice (si è rotta solo vedendo quello che siamo riuscite a comprare) siamo andate alla ricerca di un posto dove mangiare. Dopo aver scartato pizza, pizza fritta, pizza e pasta, siamo tragicamente finite al burger king. A lei è tornato il sorriso davanti 
al chicken royale, ovviamente senza salse e senza insalata.


Io ho ancora più tristemente ripiegato sull'insalata triste.
Un pianto.
La seconda parte del pomeriggio è scivolata tra i negozi di via Roma, un palese attentato alla mia prossima quattordicesima.
La Bertux ha tentato prima il colpo del "guardo solo" per poi giocarsi un "pago con i miei soldi" e finire con l'occhio supplichevole. Ammetto di aver ceduto, ma con discreta moderazione.
C'era anche una tremenda camicia con le scimmie: tranquillo Poser, l'abbiamo lasciata lì, anche se...


Ultima missione del nostro soggiorno prevedeva la cena vicina all'hotel: a questo giro abbiamo fatto rotta verso via Medina alla ricerca di un locale che avevamo notato qualche giorno fa. Locale trovato, purtroppo chiuso. E mentre stavamo facendo rotta verso l'hotel per tornare a via Roma ci siamo trovate nella lotta dei Medina. Dopo gesuiti vs clarisse, stasera è stata la volta della trattoria Medina vs trattoria pizzeria Fratelli. Se gli avventori arrivano dal porto è la trattoria Medina ad avere il vantaggio, altrimenti vince i Fratelli. 



Ma i Fratelli giocano sporco e braccano i clienti prima che arrivino alla Medina, comprese noi.
Senza quasi capire cosa stesse succedendo, ci siamo trovate con la sedia sotto il sedere e il tovagliolo al collo: "ordinate pure, signò". Fatto: i Fratelli vincono su Medina 1-0. 
La Bertux presa dall'onda dell'entusiasmo, si è fatta tentare dalla pizza, 


io ho continuato l'ondata triste del pranzo con del riso in bianco. Sì lo so.
Per smaltire la pizza (lei) e per non andare subito in hotel, abbiamo fatto un giro in piazza del Municipio, 


con un ultimo sguardo al Maschio Angioino


E dopo essere tornate in hotel, la Bertux mi ha fatto sapere di avere ancora fame. Così ci siamo rivestite e siamo tornate in piazza municipio dove ha avuto il coraggio di mangiare lo "scugnizzo": pasta della pizza fritta con colata lavica di Nutella, praticamente una gognata take away.
Dopo questo, potrà sfidare il protagonista di man vs food, con qualche possibilità di vincere.
Domani si ritorna a Genova per proseguire con la seconda parte della vacanza. Raggiungeremo il Poser e la Piccolina in montagna, ma non prima di aver recuperato la Lara ad Alessandria. Il Poser avrà a che fare con tre donne su due zampe e una su quattro. Sarà una vacanza memorabile! 






venerdì 22 luglio 2016

Le ischitane

Scriviamo oggi a causa di una bellissima pausa sull'isola di Ischia. Se è vero che scripta manent è anche vero che con le verba che volant, volant anche le ore. E quando la compagnia è ottima, le ore volant velocemente.
Siamo partite ieri mattina da Napoli dopo una colazione super al molo Beverello e una volata sull'aliscafo che ci ha portate a Ischia. Durante il viaggio la Bertux si è esaltata per la cattura di qualche rattata e di un poliwag che abbiamo dedicato subito al Poser. La sua autostima ora è a mille, dopo aver saputo che la Nintendo si è ispirata a lui per uno dei 250 pokemon da catturare.


Adesso chiedo come mai gli abbiano dipinto le righe sulla pancia...
Arrivate a Ischia alle 10:30 siamo state accolte da Carla e dalle sue splendide bambine e siamo partite alla volta della spiaggia di San Francesco. 


Il posto è bellissimo, la spiaggia attrezzatissima per chi ha figli e la Bertux si è subito adattata alla vita da spiaggia, compresi i balli di "gruppi".



Rientro a casa di Carla nel tardo pomeriggio e piacevolissima serata in famiglia con cena spettacolo preparata dalla mamma di Carla. Alla sera, giro in paese con la Bertux che ha svaligiato i negozi di souvenir. Una cosa ci ha colpito molto ed è il fischio di Ischia: un fischietto in terracotta che porta fortuna o scaccia le malattie etc.. a chi ci fischia dentro. Unica regola: se ci fischi dentro, te lo compri. No joke.
Nemmeno a dirlo abbiamo più fischietti che capelli in testa, alla mal parata sapremo come far passare il viaggio di ritorno per chi viaggerà nella nostra carrozza. Viaggiatori, siete stati avvisati!
Mattinata volata via al mare, pranzo e poi giù all'imbarco per prendere l'aliscafo per Napoli. L'unico momento no è stato quello dei saluti, con una promessa: non faremo passare altri 26 anni prima di rivederci, vero Carla?
La seconda parte della giornata ci ha visto tornare al porto di Napoli che ci ha salutato con un paio di ecomostri galleggianti (uno pure corredato di scivolo viola)


e con due granite alla menta. Il signore gentile che ce le ha vendute, ha rabboccato la mia dopo che gli avevo detto che dovevo fare la strada a piedi per tornare in albergo. Temo che la mia faccia "sfranta" l'abbia convinto subito.
Dopo una pausa in hotel dedicata a contare i fischietti, ci siamo dirette al Vomero, il quartiere di Napoli in cui vivono gli zii. Questa sera, guide d'eccezione i cugini Pino e Manu, tappa Sorrento, che ci ha accolte con uno dei suoi magnifici tramonti.


Accoglienza che si è estesa alla pizza (ottima) e alla passeggiata post cena.



La cittadina di Sorrento è letteralmente a strapiombo sul mare e il centro pullula di viuzze e scorci mozzafiato.


E mentre la Bertux concorreva per il premio "miglior turista dell'anno" scandagliando tutti i negozi, io trovavo per caso Palazzo Montefusco, uno splendido complesso con piccole camere che affacciano su di un cortile interno (questo, se non l'avesse capito, è un messaggio fra le righe per il Poser:-)) 


Altro gioiello il chiostro di San Francesco, una struttura di pianta rettangolare edificata nel Trecento e "rivista e corretta" fino al Cinquecento, tanto che i capitelli cambiano a seconda del periodo artistico e delle famiglie che finanziavano i restauri. Sono, a tutti gli effetti, primi esempi di promozione del marchio.


La serata si è conclusa con un colpo di genio di Pino che ci ha portato a prendere il caffè al Grand Hotel Exelsior Vittoria, dove, targa all'ingresso ricorda, ha soggiornato il tenore Caruso e dove Lucio Dalla ha preso ispirazione per il
suo brano che del tenore porta il nome.
L'hotel si sviluppa all'interno di un parco curatissimo dove, tra un oleandro, un arco o una siepe, spuntano piscine, boutique, appartamenti di lusso e hotel. Il pezzo forte è la terrazza che si affaccia sul mare e ruba gran parte della vista su Ischia, Capri e Napoli.
La Bertux era tutta esaltata e cercava di convincermi a prenotare al vittoria il prossimo soggiorno. Peccato che si parta da un prezzo base di 700€ a notte... Ma vista la bellezza del posto si capisce da dove Dalla prese ispirazione. Mi chiedo cosa sarebbe stato Caruso se Dalla si fosse casualmente trovato all'ibis di Carugate invece che qui



Probabilmente avrebbe scritto "vorrei ma non  posto".


Tornate in hotel, la Bertux è crollata senza passare dal via.
Domani ci attende il Cristo Velato e la Napoli sotterranea, utile rimedio al calore e al mio portafoglio: sottoterra i negozi non ci sono!
Si conclude così una giornata movimentata e meravigliosa, grazie a Carla e alla sua famiglia e a Pino e Manu che hanno reso il nostro soggiorno davvero speciale.