mercoledì 30 luglio 2025

La maratona della cultura







Questa mattina, belli come il sole ma con scarso allenamento, ci siamo lanciati nella maratona dei musei: prima il Musée d'Orsay, poi il Louvre.

Con noi, altri 3 o 4 milioni di persone, armati di telefonini, audioguide, guide in carne ed ossa, ChatGPT e le intramontabili mappe cartacee. E nonostante tutto, regnava sovrano un casino fotonico.

Dei due la mia preferenza cade sempre sul 

Musée d'Orsay. Il museo era un tempo una stazione ferroviaria (la Gare d'Orsay) che fu costruita in occasione dell'Esposizione Universale del 1900. Negli anni 70 visse una fase di declino ed abbandono: dimessi i treni e finiti i fasti, i parigini si sono fatti 4 conti e 3 riporti e tra buttare giù tutto e farci un’esselunga o mettere nella struttura opere comprare e “jattate” hanno preferito la seconda opzione, monetizzando notevolmente nel tempo.

E così, nel 1986, apriva il museo più famoso al mondo per la collezione di arte impressionista e post-impressionista.





Tra i soliti noti Monet, Van Gogh, Degas, Renoir, Cézanne e Gauguin, abbiamo trovato alcuni cari amici. Berthe Morisot, 




poco conosciuta in Italia,  fu una delle poche donne a far parte del gruppo fondatore del movimento impressionista, partecipando regolarmente alle loro mostre.

Posò per Édouard Manet, che la ritrasse più volte, ma finì per sposarne il fratello fancazzista. E visto che Eugene non faceva un belino tutto il giorno, la povera Berthe incentrò la sua arte  sulla vita di tutti i giorni: donne, bambini, interni domestici e giardini, dipinti con uno stile luminoso e leggero - magari un po’ noiosa sì, ma brutta la sua vita non lo era per niente. Tra gli altri amici troviamo il quadro del film di Mr. Bean, qui però nella sua versione originale, 




Degas con le ballerine scolpite con cui l’artista mostrava la fatica e la disciplina dietro la grazia delle ballerine. 



Tra gli altri amici ritroviamo Van Gogh, visto lo scorso anno ad Amsterdam, Gaugin e l’orso delle Golia Bianca, 





realizzato da François Pompon. 

Tempo di trovare una brasserie gluten free




 (NoGlu - merita) e siamo ripartiti verso la seconda tappa della giornata. Mentre il Poser e la Piccolina si riposavano all’ombra della cultura, la sottoscritta se ne andava a zonzo per i Jardin des Tuileries, dove è stata posizionata un’installazione dedicata ai giochi olimpici. 



Sembra una mongolfiera sospesa, ma in realtà è un mix di LED, acqua nebulizzata e aggeggi hi-tech. Niente fuoco, altrimenti qualcuno ci avrebbe sicuramente cotto un paio di arrosticini. 

Arrivata l’ora X, ci siamo diretti verso quel bordello che è il Louvre. 



Orde di selfatari di grande abilità, si parcheggiano davanti alle opere più “iconiche” snobbando dipinti e statue di notevole rilievo.

Ad esempio, insieme alla Venere di Milo, alla Nike di Samotracia e alla Gioconda,







 facevano bella mostra di sé la gamba di “Tre uomini e una gamba” e le chiappe di marmo di Apollo.





Mappa alla mano, ci siamo letteralmente persi e abbiamo attraversato sale e sale completamente vuote, seguiti da un gruppetto di giapponesi che, vedendoci convinti, si sono persi pure loro.





Prima di smammare, vinti dal saliscendi di scale e scalette e dallo slalom tra i selfatari, abbiamo trovato il San Sebastiano del Mantegna, 




che non si filava nessuno, Il Giuramento degli Orazi di Jacques-Louis David, 




infelicemente posto accanto a La Libertà che guida il popolo (La Liberté guidant le peuple




di Eugène Delacroix, che celebra la Rivoluzione di Luglio del 1830, che rovesciò il re Carlo X. Al centro, la figura allegorica della Libertà (una donna a seno scoperto, armata di fucile e con la bandiera tricolore) guida il popolo verso la libertà, tra barricate e corpi caduti.

E tra barricate di selfie stick e bandiere delle guide turistiche, abbiamo eroicamente guadagnato l’uscita. Poser e Piccolina in ritorno sulla metro, la sottoscritta a piedi - 31 minuti esatti- per entrare ancora meglio nella vita parigina.

Domani andremo alla Torre Eiffel e faremo un giro sulla Senna. Alla fine siamo turisti anche noi! 

martedì 29 luglio 2025

La rivincita del CK One



Sveglia all’alba delle 8 senza l’amore mio che chiede di uscire, fare la pappa, uscire, giocare, fare la pappa - è un cane insistente- ci siamo preparati una colazione Italian style per poi tarellare verso il museo Fragonard. Il Poser, forte dell’esperienza della metro che da Brin va a Brignole, si è eretto a capo fila dicendo che no, non andiamo dove ci porta Google, ma alla metro da dove siamo arrivati ieri.

E così, siamo finiti per fare un tour panoramico della stazione Châtelet che, come ha fatto osservare il nostro cicerone, ha ancora le piastrelle originali, quelle per capirci, che si trovano in qualche bagno in campagna e letteralmente in tutti e i 18 tunnel che abbiamo attraversato per cambiare la metro.

Giunti finalmente a destinazione, con per fortuna ancora un po’ di anticipo, abbiamo fatto il giro dei misci intorno all’Opèra, tra pullman di turisti in gran spolvero, negozi di Rolex e lo “specchio che ti fa magra” come a pilates in via Serra.



Alle 9:55, spinti da ispirazione svizzera, abbiamo varcato l’ingresso del museo Fragonard. Il ragazzotto alla reception ci fa lo spiegone in francese e io capisco praticamente tutto, anche che la toilette è al piano di sopra e mi sono chiesta perché lo dicesse con tanta enfasi… alla fine del giro ho capito quale grande errore non approfittarne.




La visita al museo si è aperta con un piccolo workshop dove tutti e i 17 partecipanti- 14 donne sorridenti ed entusiaste e 3 uomini sorridenti e rassegnati - si sono cimentati nel riprodurre il profumo dell’anno di Fragonard che a me ricordava paro paro CK One, profumo di punta unisex degli anni 90 che compravi con entusiasmo e alla fine usavi per il cassetto della biancheria intima.

La guida ci spiega che i profumi si compongono a piramide, con la nota di fondo in basso, la nota di cuore al centro e quella di testa ovviamente in cima. 

La testa è l’essenza principale , il cuore quelle di contorno, il fondo praticamente alcol puro. Il gruppo eterogeneo composto da americani, danesi, canadesi, australiani e genovesi, si è sfidato nel riconoscere le varie essenze. Chi ci sentiva la mela, chi l’ambra, il poser ha azzeccato un gelsomino, a me sembrava tutto CK One e mi sono rassegnata pensando che il mio naso è buono solo a riconoscere le puzze. La guida ci spiega che a seconda di come vai a dosare le diverse note, il tuo profumo sarà diverso. Dopo aver dosato e mischiato, il mio sa di Glad Magic Water che però fingo di apprezzare per non dar dispiacere alla guida visto l’impegno con cui ci aveva illustrato il CKOne.




La visita prosegue con la storia del profumo nei secoli: i primi furono gli egizi, che si mettevano in testa un pezzo di cera profumata con l’idea che il caldo la facesse evaporare e il profumo mandasse segnali agli dei, a seguire i greci che stufi di vedere gli egizi col fumo in testa inventarono il profumo liquido mettendolo nella terracotta prima e nel vetro dopo. Balzo in avanti ai tempi di Maria Antonietta, che regalava ai pochi intimi una scatoletta dorata e “ramajata” con dentro il profumo, cosicché i sudditi profumati potessero flexare con quelli non profumati. Visto poi la fine che ha fatto, forse era meglio non profumare. Giro veloce sempre ai tempi di Luigi XV in cui i medici dicevano di non lavarsi “perché l’acqua fa male” e piuttosto che rischiare di morire nella jacuzzi, meglio coprirsi di profumo. Inizio a pensare che le dame non svenissero per i corsetti…

Ultima chicca, il momento Wanna Marchi dove la guida è costretta a far sentire le fragranze nuove e iconiche, dalla belle de nuit al pastrugno di Justin Bieber che onestamente, piace solo a lui. Anche ai canadesi non piaceva per niente.

Abbandonato il museo, piccola pausa di shopping




Con tanto di rappresentante dei vecchi paninari e ci siamo diretti verso Montmatre alla ricerca di crepes e gallette, e poi, col macigno sullo stomaco, verso il Sacro Cuore.


Scalino per scalino, santo per santo, ci siamo trovati davanti ad uno scempio insensato, salvato solo dalla vista spettacolare.



Coda chilometrica per accedere alla chiesa, con ogni sorta di turista fai da te, inclusa la signora vestita da monaco tibetano per una sorta di par condicio dei culti. 

Ma il culto che va per la maggiore è quello di Moccia e dei fantomatici lucchetti di 3 metri sopra il cielo. Le ringhiere sono letteralmente invase da promesse di amore eterno e, per chi arrivasse impreparato, il venditore ambulante ti vende il lucchetto e ti presta pura il pennarello per scriverci i nomi. Quando si dice “servizio completo”.



Ritorno a casa per una sosta veloce e poi il Poser e la sottoscritta sono andati a zonzo per Parigi mentre la Piccolina è rimasta a casa.




E in girulla abbiamo scoperto la torre di Saint Jacques, ossia quello che resta della chiesa dedicata a San Giacomo Maggiore, costruita nel 1500 e distrutta durante la Rivoluzione francese nel 1797. All’interno del campanile nel 1648 il buon Blaise Pascal condusse degli esperimenti sulla pressione atmosferica e visto che la torre rimase in piedi nonostante le ricerche, la popolazione gli dedicò una statua, a cui oggi fanno compagnia nel parchetto lì vicino orde di beccioni, ragazzotti svaccati e uomini persi.

Continuando la nostra esplorazione, ci siamo trovati a passeggiare lungo la Senna, e abbiamo scoperto che la coda davanti a Notre Dame fila veloce dopo le 18 e che davanti al municipio, gli amici francesi di Daniele giocano a beach come se non ci fosse un domani.






Tappa di rito da monoprix e poi via verso casa.

Domani ci aspetta una giornata culturale: faremo doppietta tra il Louvre e il Museo D’Orsay, Monnalisa o le ballerine di Degas?

lunedì 28 luglio 2025

Merenderos in Paris

Al contrario di quello che si possa pensare, la meta di quest’anno non è stata ispirata dalla serie di Netflix, che peraltro ho visto solo io, ma arrivati al bivio tra la vacanza gioco-aperitivo e il soggiorno in una capitale europea, non c’è stato margine di scelta.

Per quanto ci potesse attrarre il risveglio muscolare o la cocomerata in spiaggia, abbiamo optato per il solito tour de force che accompagna i nostri viaggi.

A questo giro però viaggeremo in 3, la Bertux, stagista indefessa presso la Pasticceria Rebecca (andateci che merita) non aveva ferie in questo periodo. E poi, quando ha appreso la meta, ha detto che potevamo andare pure che “tanto ci era già stata”. A Joy invece è stato detto che “la mamma va ma poi la nonna ti porta”. Lui lì per lì ci ha pure creduto, ma quando ha visto che la nonna lo portava solo in via Burlando, ha capito di essere stato fregato.

Non avendo voli diretti da Genova compatibili con il nostro itinerario e volendo provare l’ebrezza del TGV, abbiamo optato per la tratta in treno Torino - Parigi, facendo una notte nella città piemontese e scoprendo l’hotel a 1 stella più figo della città.




Questa mattina, belli come il sole, ci siamo diretti verso una deserta e desolata Porta Susa, 




talmente desolata che pure il McDonald era chiuso.


E dopo un viaggio ricco di chiacchiere e tanta tanta compagnia, siamo finalmente arrivati a Parigi. 

Gare de Lyon è come tutte le grandi stazioni: c’è quello che si blocca ai tornelli e quello dietro che bestemmia, i bambini urlanti, quelli che aspettano i parenti con gioia e quelli che con ancor più gioia, li lanciano sul treno col caccia fruste scappando veloce prima che ci ripensino e scendano.

Poi ci siamo noi, formazione coda più bagagli che optano per il Navigo semaine - ossia il pass per i mezzi per una settimana. E proprio mentre siamo in coda, sentiamo che la persona allo sportello parla italiano ed “ecco le vostre carte” ma “dovete metterci una foto” ma non fatela alle macchinette che costa €8. Detto fatto, 3 minuti dopo e con 24€ in meno, produciamo 3 ritratti degni di San Vittore. 



Arrivati all’appartamento, scopriamo che è super centrale e che c’è intorno tutto quello che ci piace: monoprix, caffè coreani, gallerie d’arte, negozi di ciarpame e un bugigattolo che con soli 60€ ti fa il refill del gel alle unghie. Glissiamo con eleganza Franco-cinese pensando che da chanail costa un terzo e che la Piccolina starà senza mignolo fino a sabato.

Giro di rito da monoprix per poi sistemazione in casa seguito da giro di docce - utile tanto quanto il giro da monoprix.









Formazione di coppia per sopralluogo veloce col Poser e scoprire nell’ordine che: il Pompidou center è letteralmente a 5 minuti di strada, a 3 si trova una pasticceria pazzesca intitolata ad una fantomatica “madre di famiglia” che secondo noi sfornava dolci per non badare ai figli e per non sentire il marito che cantava le lodi della Nutella (ogni riferimento a fatti o persone conosciuti è puramente casuale) e che 3 minuti dopo il Pompidou e 6 dopo la madre, c’è Notre Dame.

Rientro a casa per cena monoprixiana e programma per domani: andremo al museo Fragonard a snasare profumi, a capirne l’origine e a preparare la nostra fragranza. 

A domani 😉