E così, siamo finiti per fare un tour panoramico della stazione Châtelet che, come ha fatto osservare il nostro cicerone, ha ancora le piastrelle originali, quelle per capirci, che si trovano in qualche bagno in campagna e letteralmente in tutti e i 18 tunnel che abbiamo attraversato per cambiare la metro.
Giunti finalmente a destinazione, con per fortuna ancora un po’ di anticipo, abbiamo fatto il giro dei misci intorno all’Opèra, tra pullman di turisti in gran spolvero, negozi di Rolex e lo “specchio che ti fa magra” come a pilates in via Serra.
Alle 9:55, spinti da ispirazione svizzera, abbiamo varcato l’ingresso del museo Fragonard. Il ragazzotto alla reception ci fa lo spiegone in francese e io capisco praticamente tutto, anche che la toilette è al piano di sopra e mi sono chiesta perché lo dicesse con tanta enfasi… alla fine del giro ho capito quale grande errore non approfittarne.
La visita al museo si è aperta con un piccolo workshop dove tutti e i 17 partecipanti- 14 donne sorridenti ed entusiaste e 3 uomini sorridenti e rassegnati - si sono cimentati nel riprodurre il profumo dell’anno di Fragonard che a me ricordava paro paro CK One, profumo di punta unisex degli anni 90 che compravi con entusiasmo e alla fine usavi per il cassetto della biancheria intima.
La guida ci spiega che i profumi si compongono a piramide, con la nota di fondo in basso, la nota di cuore al centro e quella di testa ovviamente in cima.
La testa è l’essenza principale , il cuore quelle di contorno, il fondo praticamente alcol puro. Il gruppo eterogeneo composto da americani, danesi, canadesi, australiani e genovesi, si è sfidato nel riconoscere le varie essenze. Chi ci sentiva la mela, chi l’ambra, il poser ha azzeccato un gelsomino, a me sembrava tutto CK One e mi sono rassegnata pensando che il mio naso è buono solo a riconoscere le puzze. La guida ci spiega che a seconda di come vai a dosare le diverse note, il tuo profumo sarà diverso. Dopo aver dosato e mischiato, il mio sa di Glad Magic Water che però fingo di apprezzare per non dar dispiacere alla guida visto l’impegno con cui ci aveva illustrato il CKOne.La visita prosegue con la storia del profumo nei secoli: i primi furono gli egizi, che si mettevano in testa un pezzo di cera profumata con l’idea che il caldo la facesse evaporare e il profumo mandasse segnali agli dei, a seguire i greci che stufi di vedere gli egizi col fumo in testa inventarono il profumo liquido mettendolo nella terracotta prima e nel vetro dopo. Balzo in avanti ai tempi di Maria Antonietta, che regalava ai pochi intimi una scatoletta dorata e “ramajata” con dentro il profumo, cosicché i sudditi profumati potessero flexare con quelli non profumati. Visto poi la fine che ha fatto, forse era meglio non profumare. Giro veloce sempre ai tempi di Luigi XV in cui i medici dicevano di non lavarsi “perché l’acqua fa male” e piuttosto che rischiare di morire nella jacuzzi, meglio coprirsi di profumo. Inizio a pensare che le dame non svenissero per i corsetti…
Ultima chicca, il momento Wanna Marchi dove la guida è costretta a far sentire le fragranze nuove e iconiche, dalla belle de nuit al pastrugno di Justin Bieber che onestamente, piace solo a lui. Anche ai canadesi non piaceva per niente.
Abbandonato il museo, piccola pausa di shopping
Con tanto di rappresentante dei vecchi paninari e ci siamo diretti verso Montmatre alla ricerca di crepes e gallette, e poi, col macigno sullo stomaco, verso il Sacro Cuore.
Ma il culto che va per la maggiore è quello di Moccia e dei fantomatici lucchetti di 3 metri sopra il cielo. Le ringhiere sono letteralmente invase da promesse di amore eterno e, per chi arrivasse impreparato, il venditore ambulante ti vende il lucchetto e ti presta pura il pennarello per scriverci i nomi. Quando si dice “servizio completo”.
Ritorno a casa per una sosta veloce e poi il Poser e la sottoscritta sono andati a zonzo per Parigi mentre la Piccolina è rimasta a casa.
E in girulla abbiamo scoperto la torre di Saint Jacques, ossia quello che resta della chiesa dedicata a San Giacomo Maggiore, costruita nel 1500 e distrutta durante la Rivoluzione francese nel 1797. All’interno del campanile nel 1648 il buon Blaise Pascal condusse degli esperimenti sulla pressione atmosferica e visto che la torre rimase in piedi nonostante le ricerche, la popolazione gli dedicò una statua, a cui oggi fanno compagnia nel parchetto lì vicino orde di beccioni, ragazzotti svaccati e uomini persi.
Continuando la nostra esplorazione, ci siamo trovati a passeggiare lungo la Senna, e abbiamo scoperto che la coda davanti a Notre Dame fila veloce dopo le 18 e che davanti al municipio, gli amici francesi di Daniele giocano a beach come se non ci fosse un domani.
Tappa di rito da monoprix e poi via verso casa.
Domani ci aspetta una giornata culturale: faremo doppietta tra il Louvre e il Museo D’Orsay, Monnalisa o le ballerine di Degas?





















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