venerdì 28 luglio 2023

Du meles is megl che uan

Altro giro al Pro Tomorrow, altra mela con semi. Stasera niente sacchetto in iuta e domani salviette nuove e camere in ordine.

Questa mattina Berlino ci ha accolti con la solita pioggia londinese e quei 13 gradi, condizioni ideali per visitare il museo della Stasi. Il museo è collocato in quello che era il centro direzionale della polizia istituita nel 1949 dall’SDE, l’allora partito socialista unificato della Germania. 





Il museo è enorme e nonostante l’allestimento “classico” (foto e targhetta, qualche teca) rende perfettamente l’idea di come operasse l’organo istituito a garanzia di preservare l’ordine nella Germania dell’Est. 






Ai piani superiori, sono preservati uffici, sale riunioni, 










cimici, documenti e tutti gli strumenti utilizzati per spiare la popolazione. D’altro canto, l’SDE offriva ai cittadini case con riscaldamento, acqua calda e bagno in house, a patto di sottostare alle regole e non guardare ad un occidente ritenuto luogo di perdizione e causa di tutti i mali, perfino dei fallimenti dell’economia orientale. 




I metodi della Stasi erano brutalmente affascinanti: ai “contropensanti” veniva fatta ogni sorta di nefandezza per portarli letteralmente alla follia: cambiare la disposizione dei mobili dalla notte al giorno, sostituire le bustine da the e altre “piccole” cattiverie come essere licenziati in tronco o dar evidenza di improbabili tradimenti del coniuge, portando il malcapitato alla follia e a volte anche al suicidio. Riflettendo sulla lucida follia di alcune azioni e ovviamente condannandole, siamo però giunti all’amara conclusione che se ci avessero spostato i mobili in casa forse ne avremmo perfino beneficiato visto il casino che a volte domina da noi.

Usciti dal museo, siamo stati colti dalla tempesta tropicale in puro stile monsonico che ha scoraggiato il Poser e la Piccolina ma non ha fermato la sottoscritta e la Bertux dirette da Noumi, ristorante di matrice asiatica trovato su Instagram, con cucina fusion e camerieri bellocci stile BTS.



Tornando verso la metro, abbiamo scoperto una mostra d’arte intitolata “The Princesses are back” opere dello scultore Johann Gottfried Schadow. Narra la storia che nel lontano 1793, le Principesse Luisa e Federica di Meclemburgo-Strelitz incontrarono "per caso" il prussiano Re Federico Guglielmo II al Teatro di Francoforte sul Meno. Il re rimase colpito dalla grazia e dal fascino di Federica e di sua sorella Luisa. 

Fatti i suoi conti e i suoi riporti, Re Federico Guglielmo scelse la Luisa mentre suo fratello minore Federico Luigi Carlo prese la Federica. Alla Luisa andò decisamente bene, ebbe un matrimonio felice e vissero felici e contenti. Più scalognata invece la Federica che si sposò tre volte per trovare la felicità. Più sfigato di tutti però era lo scultore Schadow che in tutto questo scenario di grazia e bellezza a lui era consentito solo guardare (e non toccare) per cui negli anni continuò a scolpire le sorelle reali, realizzando i capolavori esposti oggi a Berlino.








Abbandonata completamente la speranza, negli ultimi anni si è applicato a scolpire Patrick Swayze e il nostro amico Osso.

Ricongiunta la truppa, ci siamo recati al RAW Tempel, un’area che nel 1867 era adibita a riparazioni ferroviarie e, cento anni e un pezzetto dopo, è diventata un luogo di incontro di artisti, di varie espressioni d’arte e non. Qui si ritrovano digital artist, appassionati di arrampicata, label musicali e fanatici dello skateboard che, con 5€/giorno possono saltare su e giù da rampe, ringhiere, scalini e scalette. L’area ospita anche una piscina (che non siamo riusciti a trovare!!!) diversi bar, club (tra cui il famoso Cassiopea) e una fabbrica della birra. 












Il Poser, per rendere omaggio al luogo, si è tracannato due birre, lasciando a malincuore la terza (avevano solo 3 “gusti”) dopo aver accompagnato la seconda con un brezel gommosetto di chiara provenienza Lidl.




Stop di rito da Humana - qui è pieno per la gioia delle ragazze e poi verso l’hotel. 

Pausa per ricaricare le pile e cena tranquilla in house: domani andremo a vedere la chiesa di Kaiser Wilhelm e faremo ultimo giro per strade e negozi. Si teme acquisto di zaino extra.

giovedì 27 luglio 2023

Per un pugno di semi

 Animate da spirito gretathumberghiano abbiamo aderito all’iniziativa Pro Tomorrow promossa dal nostro albergo. In cambio di una pulizia della stanza in meno, che si traduce in minor consumo di energia e acqua, l’hotel ti corrisponde un piccolo regalo che trovi appeso alla porta, in un sacchetto rigorosamente di iuta. Dopo aver notato sacchettini iutati penzolare qua e là, abbiamo pensato che fossero pieni di prodotti per la skin care vegan o comunque rispettosi dell’ambiente. Questa mattina, tutte gagliarde, abbiamo aperto il nostro sacchettino per trovarci dentro una mela e dei semi di fiori “summer” in una busta, quelli, per capire, che quando fai l’esperimento alle elementari con cotone e acqua, non crescono mai, alla faccia del tuo compagno di banco che ha preso i semi di pomodoro dall’orto del nonno.



E sulla scia degli esperimenti, ci siamo metropolitanati al Museo delle Illusioni, giusto perché a Genova non mi ci avrebbe portato nessuno e perché qui i bambini non pagano. 

Il nostro ingresso era fissato per le 10 e abbiamo scoperto che proprio alle 10 apriva il museo: come si addice ai paesi nordici, porta chiusa fino alle 9:59 e fila ordinata davanti alla porta d’ingresso. Una volta entrati, posati gli zaini, abbiamo iniziato l’esplorazione di un museo perfetto per la gita delle elementari, il premio delle maestre dopo avere portato a termine il lavoretto delle piantine. 

Davanti a noi, coppia marchigiana molesta formata da madre over 50 e figlia over 20 che, armate di bastone da selfie, bloccavano per minuti e minuti le postazioni delle attrazioni, ritrovandocele letteralmente sempre tra i piedi e perennemente presenti nelle nostre foto.



A placar cotanta maestria di selfie evoluti, è entrato in gioco un ragazzo dello staff che, limando le s ad uno spagnolo palesemente imparato alle medie, ha fatto capire alla coppia social come si usava una delle attrazioni più difficili da fotografare, velocizzando così la coda di tutti quelli in attesa che pregavano l’azzeccasse alla prima.

Mitica la sala del piccolo-grande (non mi ricordo il nome ma questo rende l’idea) e quella delle vertigini, che però non ha scoraggiato la coppia molesta, vista entrare e uscire più volte dopo aver seminato il sedicente spagnolo dello staff.

















Usciti dal museo con qualche illusione in più siamo andati a fare nuovi esperimenti dal negozio “tutto a 1€”, che però a 1 euro ha ben poco, forse i cerotti e qualche caramella sgrausa che abbiamo ovviamente comprato “così le assaggiamo che da noi non le vendono”.

Dopo l’euroshop ci siamo diretti al jumper shop - ossia Primark - dove la sottoscritta ha comprato un maglione a strisce bianche e nere in puro acrilico entrando direttamente nella “maglione a righe hall of fame” che accomuna tutti i turisti del “mi porto solo una felpa” in visita a Berlino.

Pausa pranzo da “Five guys” dove siamo stati serviti da cassiere romano in incognito che credo abbia fatto aggiungere al nostro ordine insalata, alla carne della Piccolina e una manciata di patatine in più.

Con le panze piene e i capelli inumiditi dalla pioggia- da bravi berlinesi in prova evitiamo gli ombrelli a favore di cappuccio - siamo andati a visitare la torre della televisione di Berlino (Berliner Fernsehturm) dove sono posizionate le antenne trasmittenti radiotelevisive.


Una volta entrati, abbiamo trovato pochi cenni sulla storia della torre - cosa che non va giù al Poser - ma un sacco di attività extra: dalla realtà virtuale ai souvenir fino alla possibilità di prenotare una cena panoramica, salendo verso la pizza gourmet ad una velocità di 6 metri al secondo.

Il Poser non si arrende e consulta Wikipedia:  alta 368 m è la costruzione più alta di tutta la Germania e la quarta costruzione più alta d'Europa. È stata eretta tra il 1965 e il 1969 dalle Poste tedesche della DDR e, precisa il Poser, la gente di Berlino Est si poteva succhiare solo quel canale lì. Niente Italia 1, Retequattro, Colpo grosso e Topazio, ha aggiunto per chi non avesse capito il concetto alla prima.

Una volta in cima, la vista è notevole: gli uomini si fanno piccoli piccoli, le auto diventano formichine tutto si riduce, anche la Madonna di Tortona, ma il centro commerciale di Alexanderplatz no, quello rimane a grandezza naturale anche da centinaia di metri di altezza.









Fatte foto di rito e preso ispirazione per le gite di domani- se la giocano il museo della Stasi e i giardini del mondo - siamo scesi dalla torre e abbiamo diviso le truppe: Poser e Piccolina verso hotel, Bertux e sottoscritta verso una fumetteria. 

Ovviamente il secondo gruppo si è perso subito, per scoprire casualmente un angolo di Berlino stravagante e affascinante. 





Siamo arrivate a Scheunenviertel, un piccolo quartiere di artisti, gallerie, tatuaggi e bevitori, che ospita anche un cinema, proprio a due passi dal regno dello shopping (un altro) - in cui siamo tornate subito alla ricerca della suddetta fumetteria. Di fumetterie alla fine ne abbiamo trovate 2, e dopo un giro simil veloce - la Bertux - e l’attesa fuori - la sottoscritta - abbiamo letteralmente arrancato verso la metro di Alexanderplatz, visto che la nostra fermata sulla linea 2 era inagibile.

Pausa in hotel per ripartire alla caccia del ristorante in una Berlino che suggeriva di cenare in albergo vista la pioggia battente. Ma noi no. Ultimo sprazzo di energia spinta dal “qui ci pelano” siamo ruzzolati nell’unico ristorante che aveva posto: “Casa Italia”, con tanto di foto della Loren di 60 anni fa, Colosseo e Torre di Pisa, mancava la gondola che si illumina e l’adesivo di Little Big Italy per chiudere in bellezza.

Domani andremo al museo della Stasi e a visitare (e pranzare) al RAW, sperando che non diluvi.




mercoledì 26 luglio 2023

Maranza International

 In previsione della chiusura per restauro in autunno del museo di Pergamo, la sottoscritta ha deciso di acquistare i biglietti con largo anticipo per cogliere l’opportunità di visitarne le opere. Ad ottobre il museo chiuderà per quasi 4 anni e ho pensato di sfruttare l’occasione per vedere la via della processione di Babilonia. L’esperienza insegna che non sempre il fascino del museo orientale può contagiare, per proprietà transitiva, tutti i membri della famiglia, ma sicuramente abbiamo avuto la possibilità di vedere qualcosa di straordinario. Il museo di Pergamo sorge su quella che viene chiamata l’Isola dei musei, un’area della città ricca appunto di musei, mostre permanenti e non.








Il Museo di Pergamo, comprende tre diverse realtà: la Collezione delle antichità classiche (in mostra anche nell’Altes Museum), il Museo delle antichità del vicino Oriente e il Museo di arte islamica. 

Afferma il Poser che è di fatto frutto di saccheggi magistrali, che comprendono l’altare di Pergamo, capolavoro dell’epoca ellenistica, la Porta di Mileto, esempio di architettura Romana e la straordinaria Porta di Ishtar, il grandioso portale interamente ricoperto con tasselli di ceramica blu, che nel VI secolo a.C. dava accesso alla città di Babilonia.

Mettiamola così, dovendo arraffare, hanno arraffato bene, a volte anche preservando queste opere da distruzione certa, visti i conflitti che dilaniano alcuni dei Paesi di provenienza.

Al piano di sopra troviamo il Museo d’arte islamica che, tra le tante opere, ospita una serie di preziosi tappeti provenienti da Iran, Asia minore, Egitto e Caucaso. 





Lì troviamo anche una copia del Codice di Hammurabi, una delle più antiche raccolte di leggi scritte, risalente al XVIII secolo a.C. e appartenente alla civiltà babilonese.



E dopo un “occhio per occhio e dente per dente”  contempliamo la stanza di Aleppo,  ricostruzione della camera di un mercante siriano della città di Aleppo nel XVII secolo, dove, in nome di un’ospitalità sacra, troviamo sui muri versetti arabi e persiani, piante, creature mitologiche e figure umane: così con l’ospite si andava sul sicuro, se non gli piacevano i fiori, si godeva un bel leone alato con zampe di gallina o un serpente con zampe di rapace, squame e coda di scorpione - meglio di così!

Dopo tutta questa storia, ci siamo diretti al caffè del museo, consapevoli della spennata (50€ per 3 würstel e una schiacciata) ma non della beffa finale, arrivata con domanda trabocchetto della cameriera che ha chiesto al Poser se voleva lasciare la mancia.


Usciti dal museo con le tasche piene di cultura ma non di euro, 





abbiamo accompagnato la Bertux in un negozio di comics mentre il Poser ha deciso di farsi tagliare i capelli da Unicut “tanto costa come a Genova”.




Imboccata la via del ritorno verso il nostro hotel, abbiamo deciso di fare un po’ come i berlinesi, e siamo entrati in uno dei mille caffè per goderci un the alle erbe (la sottoscritta) un chai latte, le ragazze, e un espresso “perché io quegli intrugli non li bevo” il Poser. L’oste, un omone in stile Gru di “Cattivissimo me” dai modi gentili e cordiali, accoglie tutti come il commerciante di Aleppo, facendoti sentire a casa. Di fianco a noi, coppia con un amore cane di (un’altra) mamma fatto cane, che ha capito subito di avere alte probabilità di leccare le briciole della carrot cake della Bertux. Distratti i genitori umani, si è fiondato sotto il tavolo per portare a termine, con successo, la missione. Altra missione portata a termine con successo è stata quella della Piccolina che ha deciso di collezionare le bibite Capri Sun e patatine cheese and onion, per la gioia del Poser che ha abbandonato il mantra “è tutta rumenta”. 







E da veri berlinesi “in prova” ci siamo beccati anche un bell’acquazzone che, però, ci ha permesso di esplorare la Biblioteca della città, situata su Unter den Linden, altra mega arteria che incrocia la strada del nostro hotel.

Pausa in hotel per ripartire gagliardi alla volta di Alexanderplatz. 






Alexanderplatz, che dedichiamo al nostro “Lento&Prudento”, è un’enorme crocevia di qualsiasi cosa che si muove, si mangia, si ascolta e si compra. Al nostro arrivo siamo accolti da un mega festival etnico che fa un giro intorno al mondo, io mangio in Africa, la Piccolina e la Bertux in Messico, il Poser subisce le nostre scelte culinarie con un pensiero alla pinsa di Arte Pizza di via Assarotti.

Dell’originario mercato del bestiame, Ochsenplatz ("piazza dei buoi") poi  Alexanderplatz in onore dello zar russo Alessandro I, ha conservato la vivacità e il continuo movimento della gente. Ma dai tempi moderni ha rubato tutto il gotha dei centri commerciali del mondo, da Primark a Alexa (un enorme centro commerciale su più piani), Snipes, Footlocker, fino al mitico C&A, di britannica memoria. Per sganciare le ragazze promettiamo che torneremo puntando sicuramente all’acquisto di uno zaino da 70 litri per contenere gli acquisti e cercando di beffare Ryanair alla nostra partenza.

Pronti a tornare al nostro hotel, veniamo rapiti da una manifestazione internazionale di testosterone tenuta da un gruppo di ragazzotti di diverse etnie - tutti decisamente maranza - che si sfida a colpi di euro e pugni al punchingball, come si usava nei migliori luna park degli anni Ottanta. 




La Piccolina, che ai maranza un po’ ci tira, viene rapita da occhiali scuri portati rigorosamente sul cranio e al contrario, calza bianca di germanica foggia sapientemente incastrata in ciabatta da piscina e improbabili codini impomatati con gel e fissati da elastici neri.

Al momento della dipartita, stava avendo la meglio un tizio con camicia dai mille disegni scelta di due taglie in meno per mettere in risalto i muscoli. 

E con ciabatte, muscoli e codino nel cuore, siamo tornati in albergo: domani ci attende il Museo delle Illusioni e la Torre della TV.

Guten Nacht!