Perché correre dietro a treni e traghetti quando si sta in vacanza? E soprattutto, perché farlo quando hai a rimorchio due 16enni che ammirano il Cristo Velato ma se c’è il portafoglio fake di Gucci a 20€ allora gli si svolta davvero la giornata?
Oggi partenza lentissima con meta Procida. Arrivati in stazione,
ci spiegano che in teoria il treno va a Pozzuoli dove ci si imbarca per Procida ma la stazione è chiusa, per cui dobbiamo scendere a Gerolomini e prendere la navetta che ci porta al porto.
Arrivati al porto con calma verso le 12 cerchiamo un traghetto,
il primo parte alle 14, noi facce deluse, e il signore ‘la compagnia di là parte prima’ e allora ci spostiamo di là, ma parte alle 12, perso. “Signò, dopo il bar c’è un’altra compagnia, quella parte alle 12:40”. Pronti via, facciamo i biglietti, arriviamo all’imbarco e no Signò, è presto.
L’orologio segna le 12:25. Ignara una famigliola francese attende di salire a bordo del barcone ma noi facciamo che risalire la banchina alla ricerca dell’ombra e porcaccia di quella miseriaccia, mi si rovina al suolo la mia borraccia borracciosa, quella, per capire, che avevo salvato al concerto dei 1000. Flavia e Lucia sappiano che la sto già cercando IDENTICA su Amazon- ocra e viola, sounds familiar?
Elaborato il lutto, ci imbarchiamo sulla nave della speranza, che però nasconde al suo interno un ponte climatizzato pieno di bimbi e anziani. Le ragazze ronfano, noi ci acclimatiamo coi vacanzieri.
Approdati sull’isola, scendiamo dal barcone facendo lo slalom tra vacanzieri in partenza, taxi multipli, bambini incazzati come delle bisce su passeggini roventi (avete ragione a piangere!) e la famiglia francese che già cercava di capire l’orario di ritorno.
Il Poser salta al comando e punta dritto verso l’unico stabilimento balneare che si vedeva dal mare “quello con gli ombrelloni blu” e in men che non si dica ci ritroviamo a Cavi di Lavagna, con gli ombrelloni Genova style uno accanto all’altro.
La sottoscritta affranta tenta la fuga in un moto di ribellione, ma poi il caldo, la spiaggia di sabbia vera e l’acqua calda hanno avuto la meglio. Le ragazze si sono divertite un sacco e sono riuscite perfino a ratellare con un gruppo di sfigati che pare abbiano scattato una foto alle chiappe della Cuginetta, intenta a ordinare un gelato. La Piccolina si è subito avventata sul fotografo in erba, che ha ovviamente negato il fattaccio, peccato che sia stato tradito dal flash.
Finiti i bagni e i litigi, ci siamo nuovamente diretti verso casa, facendo il giro inverso: passeggiata de la muerte, barcone,
navetta, trenino.
Il Poser e la sottoscritta sono poi andati a fare un po’ di spesa per il viaggio di ritorno, mentre le ragazze sono restate a casa a fare le valigie.
Rientrati a casa, arriva finalmente il turno della doccia: prima il Poser che fa svelto, poi finalmente mi preparo quando tutto letteralmente inizia a tremare. Le ragazze scendono di corsa dal soppalco, io con l’asciugamano grande addosso e il Poser con quello medio che a malapena copre le vergogne, ci precipitiamo giù dalle scale. Le signore del condominio, inclusa quella col cane, aprono le porte come se fosse arrivato il pacco di Amazon per i Vranicich (via burlando docet) una signora passa da una casa all’altra e alla mia domanda “dobbiamo scendere?” La signora mi guarda e fa “Ma no no” e torna in casa come se niente fosse. Nel frattempo era saltata la corrente, allarmi a stecca per tutta la via, ma la gente tranquilla, come se niente fosse. E allora abbiamo fatto anche noi, come se niente fosse. La Piccolina ha raccattato due candele, il Poser ha scaldato le verdure e la sottoscritta ha fatto la doccia ghiacciata perché il boiler, ahimè, va a corrente.
In questo momento tutto è tranquillo, il Poser è riuscito a trovare un film orrendo da guardare, le ragazze parlano con gli amici “Amo, non hai idea di cosa sia successo” e la sottoscritta ha già preparato le borse. Domani si torna a Genova, alla fine di Napoli abbiamo fatto una full experience, terremoto incluso!