domenica 31 maggio 2026

Rockin’ 1000




Piccola estemporanea in vista del viaggio estivo, con la sottoscritta e il Poser in missione a Torino.

Lo scopo è di assistere al famoso concerto dei Rockin’ 1000, regalo di Natale della sottoscritta al Poser ma che in realtà era un regalo a me, visto che li volevo vedere da 10 anni. Per lui se uno non canta Nadine o il classico giro di blues, non si può fregiare del titolo di musicista.

Ma visto che poi dove c’era musica c’è speranza, ha accettato di buon grado di salire sul treno di Fabio Zaffagnini.

Il Zaffa, personaggio poliedrico e di aspetto piacente, ha messo su un baraccone assurdo 10 anni fa, chiamando un ristretto gruppo di amici a suonare learn to fly dei Foo Fighters con la speranza che gli dei del rock scendessero dall’Olimpo stelle e strisce per recarsi a suonare a Cesena. In poche parole è come chiedere a Frank Sinatra di suonare alla festa di sant’alberto di Manesseno. Il Zaffa ha fatto una conta veloce degli amici intimi e quando è arrivato a 1000 ha detto “basta così sennò sul pulmino non ci stiamo”. Con l’aiuto dei social e del culo, che a volte aiuta gli audaci, il Zaffa è riuscito a fare breccia nel cuore di David Grohl che, non solo ha scoperto dov’è Cesena, ma ha fatto un pellegrinaggio ad hoc in cambio di piade e gnocco fritto.

10 anni dopo, i Mille arrivano a Torino, ed eccoci qui, a organizzare il viaggio per lo stadio Juventus. Google maps alla mano, Booking con sconto Genius al 10%, scegliamo un hotel logisticamente comodo e che passa il toilette check, metodo della sottoscritta per distinguere hotel belli e medio belli da stamberghe e bettole.

E finalmente ieri, siamo entrati in azione. Dopo un viaggio liscio sulla A26 arriviamo in quello che i romantici definirebbero l’oasi dell’amore, ma la sottoscritta, cinica come l’estetista, lo ribattezza ‘ciulodromo’. Sbarre discrete all’ingresso, oscurano la targa degli ospiti, che accedono con l’auto direttamente alla stanza assegnata. Sulla porta, lo slogan “qui tutto è fiaba”, accoglie gli avventori, che la fiaba la intendono un po’ a modo loro. 





Arrivati in camera, capiamo che il nostro account Genius ci ha regalato una fiaba a metà, visto che la stanza è un tripudio di natiche disegnate sul muro e specchi maxi, perfino in doccia.





 Accanto al letto una chaise long, nel caso qualcuno decidesse di giocare a psicologo- paziente, rigorosamente senza vestiti.

Sulla scrivania un pieghevole che illustra le altre opzioni, nel caso si decidesse di tornare ed investire nella stanza a tema drive-in, o into the wild, terme pompeiane (da notare il “sottile” gioco di parole) o stanza Zen. Sulla copertina la genialata di qualche markettaro con grande senso dell’ironia: “Il motel dove fai bella figura” , omettendo che la performance pesa per il 95% della figura, mentre il restante 5 lo fa lo champagnino a 5€ già posizionato nel frigo bar.






Lasciata l’oasi dell’amore, oasi vera e propria perché è letteralmente nel mezzo delle campagne di Collegno, ci dirigiamo verso lo stadio Juventus.

Prima tappa obbligata, dopo aver posteggiato la macchina, è il porchettaro, figura iconica di tutti i concerti che si rispettino e anche di quelli che non. 




Scegliamo ovviamente il top: tavolacci in legno, hot dog che hanno visto tempi migliori - confidando nella piastra ammazza germi - e porchettaro “DJ butta dentro” che, con microfono molesto e fischiettante, urla agli avventori di accomodarsi alla cassa da Mariuccia. Mariuccia, donna spiccia e dalla capacità di calcolo discutibile (43 euro per 2 panini, 1 patatina, 1 birra e 1 coca) fa lo slalom tra bambini urlanti, ragazzotti tatuati e le cantate del titolare sulle note di Vasco, determinato a creare una performance nella performance. Il nostro pensiero va alla povera Mariuccia, che guarda cosa le tocca fare per portare a casa la pagnotta.

Finito il lauto pasto, ci siamo diretti verso lo stadio. Piccola nota a Ticketone: insieme al posto, sarebbe necessario scrivere anche l’ingresso di riferimento allo stadio, perché uno va al primo ingresso che trova e finisce per circumnavigare l’intera Collegno. Arrivati finalmente all’ingresso giusto, passiamo tutti i controlli- per fortuna che non c’è ancora nessuno- per poi essere rispediti al Via a causa della mia borraccia motivazionale, che il Poser mostra con orgoglio al tipo dei controlli. “Eh no, la borraccia la deve lasciare qui”. La sottoscritta prova a giocare la carta compassionevole del rimedio omeopatico sciolto nell’acqua, ma non riesce nell’intento, la borraccia torna in macchina o finisce nella rumenta. E così si torna alla macchina, tra i mugugni del poser e i canti sempre più molesti del porchettaro verace.

Rientrati allo stadio, troviamo una bolgia umana a passare i controlli, tra altri mugugni del Poser e canti ormai dispersi nel vento del porchettaro DJ.

Arrivati ai nostri posti, il colpo d’occhio è impressionante: migliaia di strumenti sul prato, palco centrale e intrattenimento pre-show con tanto di kiss-cam (Coldplay fan siete avvisati), DJ “, e vocal coach dallo stile manga che al terzo vocalizzo perde l’attenzione di tutto lo stadio.





Finalmente entrano i Mille: lo stadio fa la ola, i musicisti prendono posto, salutano la folla gasatissimi, trovando al primo colpo il proprio strumento - ma come avranno fatto??

Da lì si alternano brani classici del rock che il Poser conosce e a volte io no, brani pop che io conosco e il Poser finge di sapere, Elio che canta Shpalman facendomi fare un tuffo nel passato, e chiusura in gran spolvero con Learn to fly, tornando a dove tutto è cominciato.

Il Zaffa si lancia in un discorso melenso e a tratti patetico sull’inseguire i propri sogni, con tanto di alzata corale del dito medio a chi te lo impedisce. E mentre compilo la mia lista mentale con qualche new entry, chiudiamo in bellezza un’esperienza unica.

Adesso, senza che lui lo sappia, iscriverò il Poser alle selezioni. Oltre alla speranza di sentirlo suonare a casa qualche brano che non abbia più di 80 anni, i miei obiettivi sono sostanzialmente 2: uno entrare gratis al prossimo concerto,  due girare con la maglietta “mio marito è uno dei 1000”.

Alla prossima.

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